QR Code

Il libro oggetto della recensione di questa settimana è un libricino appartenente al genere della narrativa, un romanzo breve a carattere fantascientifico che ci presenta un futuro distopico non troppo difficile da immaginare. QR Code di G. P. Rossi è un libro che si legge tutto d'un fiato, ma che tuttavia non mi ha soddisfatta a pieno. Vediamolo insieme più nel dettaglio!



Titolo: QR Code
Autore: G. P. Rossi
Editore: Autopubblicazione
Prima pubblicazione: Agosto 2018
Genere: Narrativa, fantascienza
Pagine: 129
Valutazione: ★★★☆☆
Prezzo: Copertina flessibile 6,90€ / eBook 2,99€
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Sinossi: Uno strano QR Code, letto dallo smartphone, porta il protagonista ad andare verso delle coordinate che scoprirà essere legate a un luogo misterioso e bizzarro. Qui incontrerà dei personaggi assurdi, tutti vestiti come le tipiche maschere italiane, quali Colombina, Brighella e Balanzone, che lo condurranno fino alla maschera principale, Arlecchino. Il nostro protagonista, bisognoso di lavoro, subirà in modo succube gli atteggiamenti delle maschere e, soprattutto, di Arlecchino che gli offrirà un lavoro allettante ma strano: prelevare dei Bitcoin persi in un computer gettato nella ex discarica di Malagrotta. Infatti, nel futuro, la discarica, completamente bonificata, è diventata un parco, luogo di eventi e di festival, tra cui il Virtual Tomorrowland, una versione futura del famoso festival di musica elettronica belga, seguito attraverso caschi virtuali dai ragazzi di tutto il mondo. Dove nulla sembra quello che è, il nostro protagonista accetterà l’incarico e si troverà in situazioni assurde che lo porteranno a cambiare il suo asservito atteggiamento.


Ci troviamo a Roma, in un futuro distopico non troppo difficile da immaginare: le persone sono diventate dei veri e propri zombie digitali, completamente dipendenti dai dispositivi elettronici, distaccate da una realtà che non piace più. Ma qualcuno riesce ancora a resistere e ad andare in giro "solo" con uno smartphone, come il nostro protagonista, intento ad aspettare un autobus sotto la pensilina, una sorta di nostalgico tecnologico con il sogno di andare a vivere a Yellowstone negli Stati Uniti. Nella visione dell'autore, infatti, in questo futuro gli smartphone sono ormai poco utilizzati perché sono stati quasi completamente soppiantati da altri tipi di tecnologia, come occhiali e lenti a contatto sempre connessi.
Nell'attesa, l'attenzione del ragazzo cade su un adesivo con un QR code, attaccato alla pensilina. Lo scansiona con il suo smartphone e sullo schermo appaiono delle coordinate geografiche. Dopo alcune ricerche, la sua curiosità aumenterà fino a raggiungere il posto indicato, che si presenta apparentemente come un vecchio negozio abbandonato. Qui viene accolto da una frenetica ragazza, vestita eccentricamente, che scopriamo chiamarsi... Colombina! Credendo di essere lì per un'offerta di lavoro, il ragazzo viene fatto accomodare in un'altra stanza per compilare dei moduli e qui farà la conoscenza di altri due strani personaggi, Brighella e Balanzone! Viene poi condotto in un altro corridoio, dopo essere stato selezionato per un colloquio nientedimeno che con Pulcinella! Nell'attesa del colloquio, ha l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con Balazone, e troviamo qui una profonda riflessione sui tempi in cui viviamo, sulle paure instillate per sottometterci e sui giovani d'oggi, disposti quasi a tutto per un lavoro a tempo indeterminato, anche a candidarsi a occhi chiusi per mansioni e ruoli sconosciuti.
Comunque, il risultato della politica del terrore fa in modo che molte paure diventino più accettabili, verso angosce, poi, che non sono neanche reali. Perché, se ci pensa, noi non stiamo in guerra o non abbiamo veramente fame. Queste moderne sono solo paure implicite, atte a farci sentire sempre spaventati. Anche perché una persona impaurita è un individuo che non si accorge di ciò che gli stanno realmente facendo. Una persona impaurita seguirà i consigli di uno stato o di una persona che le dirà come risolvere i propri problemi, magari negandole altri diritti all'insegna di quella finta paura instillata, giorno dopo giorno, verso una finta maschera che vediamo intorno a noi.
Scopriamo poi che il misterioso lavoro consiste nel recupero di Bitcoin, una criptovaluta realmente esistente, da un vecchio computer situato in una ex discarica di Roma, successivamente adibita a luogo per eventi e concerti come il Virtual Tomorrowland (una versione futuristica del famoso festival di musica elettronica che si svolge in Belgio). Non vi svelerò ulteriori dettagli per non rovinarvi la trama, ma proseguendo nella storia il protagonista avrà modo di conoscere anche altre maschere: Giacometta, Arlecchino (il capo della banda), Rugantino e un misterioso re delle maschere che si presenta come una sorta di proto-maschera.

Immagine promozionale sul sito web ufficiale dell'evento belga.

Il futuro distopico creato dall'autore è estremamente reale e per renderlo tale vengono enfatizzati degli aspetti già presenti al giorno d'oggi. Viene ad esempio immaginato il proliferare di nomi stranieri anche tra gli italiani, soprattutto per moda, e vengono estremizzati i problemi riguardo le gravidanze e la difficoltà delle donne nel portarle avanti, poiché l'età della maternità si farà sempre più avanzata. La società rappresentata è stata completamente plasmata, soggiogata e al suo interno il protagonista rappresenta idealmente ogni lettore della contemporaneità, inserito in una realtà che a breve potrebbe portare proprio a quanto descritto. Tra i temi interessanti trattati, ci sono i nuovi eventi, rave e concerti in realtà virtuale, anticipati già da qualche anno da quelle serate "silent disco" dove si usano le cuffie per ascoltare la musica in discoteca.
Il fatto ridicolo era sempre lo stesso, la gente, compreso me, di continuo si lamentava del fatto di non avere soldi, di non avere un lavoro, di non potersi permettere una famiglia, una casa o dei figli, ma poi in realtà, per l'apparire i soldi si trovavano sempre.
Non ho potuto fare a meno di notare molte similitudini con "Il mondo dei replicanti", film del 2009 diretto da Jonathan Mostow con Bruce Willis, basato sulla miniserie a fumetti The Surrogates scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Weldele. Anche qui, in un futuro distopico estremizzato, gli esseri umani saranno completamente soppiantati dall'ultima invenzione tecnologica, gli androidi, che prenderanno adirittura il loro posto nella società.

Locandina del film uscito nelle sale italiane nel gennaio 2010.

In definitiva, l'ho trovata una lettura vivace e molto contemporanea, scorrevole e dallo stile accattivante. L'autore, come una sorta di prestigiatore, non manca di giocare qualche trucco al lettore, al punto che spesso sembra che ci legga nel pensiero attraverso il testo. Inoltre, il nome del protagonista non ci viene mai svelato, ma il lettore quasi non se ne accorge, proprio come una sorta di trucco di magia! Tuttavia devo ammettere che ho trovato il finale troppo sbrigativo, forse proprio perchè l'autore è riuscito ad appassionarmi così tanto nella lettura, e non ho gradito l'assenza di ulteriori informazioni sulla maschera di Pulcinella nell'appencice finale... A parte questi dettagli minori, ne consiglio la lettura a tutti, soprattutto a un pubblico giovane!


Giampiero Rossi è nato a Roma, dove si è laureato in Chimica all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Attualmente scrive utilizzando lo pseudonimo di G.P. Rossi e lavora nelle Telecomunicazioni, dove si occupa di Blockchain, Embedded SIM e Digital Identity. È inoltre un giornalista pubblicista e scrive su CorCom, testata giornalista nazionale che si occupa di Information Technology media e sat economy. Appassionato di scrittura ha pubblicato anche Sherlock Holmes. La Vestaglia della Contessa di Castiglione per la Castelvecchi Editore e Sherlock Holmes e la Sindrome di Abraham de Moivre, Sherlock Holmes e il mistero di Eilean Mòr per la Delos Digital nonché diversi racconti per la Giulio Perrone Editore. Ha anche pubblicato tre saggi per la Delos Digital su argomenti quali Digital Identity, Realtà Virtuale e Blockchain.

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