lunedì 1 ottobre 2018

Segnalazione: Papambo di Marco B. Fantini


Titolo: Papambo
Autore: Marco Bertani Fantini
Prima pubblicazione: 2018
Editore: Autopubblicazione
Genere: Filosofia
Pagine: 162
Oggi vorrei segnalarvi un libro interessante, ma estremamente particolare: si tratta di "Papambo" di Marco B. Fantini. Particolare perché, personalmente, non mi era mai capitato di leggere un libro di questo tipo, ma anche perché è difficilmente asciribile in un genere preciso. Si tratta infatti di una sorta di saggio filosofico in forma romanzata, un filosofo che parla attraverso la voce e le esperienze di un bambino... o viceversa!
 Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo bambino.
[Arthur Schopenhauer]

Marco Bertani Fantini è nato a Reggio Emilia, dove risiede attualmente. Si è laureato in Filosofia Estetica presso l'Università di Bologna con una tesi su Leopardi teorico, scelta non casuale in quanto si tratta proprio di un poeta filosofo. Marco ha infatti iniziato la sua attività di scrittore molti anni fa con alcune poesie e i suoi versi sono stati apprezzati da figure del calibro di Andrea Zanzotto, Luciano Erba e soprattutto Luciano Anceschi, uno dei padri dell'estetica in Italia.
L'ispirazione per Papambo, racconta, è stata maturata durante l'infanzia dei suoi due figli, Pietro e Gregorio, con i primi vocalizzi e l'apprendimento del linguaggio. Si andava così formando la prima intuizione, basilare per l'intero racconto: il linguaggio come tema comune ai filosofi e ai bambini, strumento che entrambi utilizzano per perseguire il proprio obiettivo, cioè conoscere il mondo. La stesura del testo risale a più di 9 anni fa e, dopo diverse revisioni e riscritture, oggi ci presenta un libro a metà tra un romanzo e un saggio filosofico, una sorta di versione "culturale" del film Senti chi parla.

Il libro è suddiviso in venti capitoli, di cui il primo si apre con un incipit in opposizione a La strada di Swann di Marcel Proust:
"La strada di Swann" di Marcel Proust (traduzione di Natalia Ginzburg):

"Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: "M'addormento". E, una mezz'ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po' speciale; mi sembrava d'essere io stesso l'argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto."
 "Papambo" di Marco B. Fantini:

"Alla sera non voglio andare a letto. Anche se ripetono che è tardi, a me non interessa, io resto qui, non voglio andare a letto. Non capisco cosa sia questo tardi, per me, è sempre adesso, io non ho fretta, aspetto che succedano le cose e basta. Sono loro, gli altri, che hanno sempre fretta, ripetono senza sosta, E’ tardi, è tardi, dicono che è ora di andare, mi dicono Sei stanco, devi dormire."
Già da questo primo capitolo, che ho considerato riassuntivo e introduttivo dell'intero volume, si capisce bene il carattere dell'intera narrazione. La voce narrante è quella di un bambino nei suoi primissimi anni di vita, che ci prende per mano e ci porta alla scoperta del mondo, il suo mondo, attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri, talvolta molto simpatici e divertenti che vi strapperanno non pochi sorrisi, altre volte più profondi e riflessivi che vi faranno cadere anche qualche lacrimuccia. Viene subito affrontato, e successivamente ripreso più volte, il tema centrale della narrazione: il linguaggio e le difficoltà comunicative spesso derivanti non da problemi di comprensione, bensì di diversa percezione dell'ambiente e del mondo che ci circonda. Fondamentale, in questo, è la differenza tra il sentire e il capire, che per i bambini (così come per i filosofi) diviene di vitale importanza.

Mi hanno fatto sorridere di cuore i nomi con cui il bambino chiama rispettivamente il papà, Faccia Che Pizzica per via della barba, e la mamma, Dita Colorate per lo smalto che spesso indossa! Ammetto invece di aver avuto gli occhi lucidi leggendo passaggi come il seguente, che mi hanno fatto riflettere molto sulla gravidanza e sul rapporto che si instaura tra il bambino e la mamma:
Se non avete mai provato a vivere dentro a una persona, a starle sempre vicino abituandosi a respirare il suo odore, non potete capire che quando lei all'improvviso sparisce ci si sente venir meno.
Nonostante la tenera età, il narratore-bambino ci intrattiene con i suoi ricordi, la vita intrauterina, la nascita, i primi respiri e la scoperta del mondo esterno attraverso la bocca, oppure con aneddoti divertenti e visioni tipiche dell'infanzia, come ad esempio i giocattoli esposti in negozio considerati come "amici da salvare". Vengono inoltre messe a nudo le contraddizioni degli adulti, che lo subissano di ordini spesso incomprendibili ed illogici per il bambino, come ad esempio i problemi e le incomprensioni derivanti dall'imparare ad utilizzare il vasino e togliere il pannolino.

Molti i riferimenti ai padri del pensiero, come nel capitolo IV quando il personaggio di Anna pone una serie di quesiti ai genitori, domande che sono in realtà tratte dai casi clinici di Sigmund Freud, oppure nel penultimo capitolo quando viene ricordata la dottrina di Leibniz. Tra i nomi importanti citati, c'è anche quello di Margaret J. Snowling, dottoressa del St John's College di Oxford, studiosa dei disturbi nell'apprendimento del linguaggio. 

La parte finale del libro diventa più riflessiva rispetto alla prima parte, dove il pensiero vivo e frenetico del bambino fa da protagonista. Alla sua voce fa da contrappunto una voce adulta, quella del filosofo, con citazioni e riflessioni profonde sul linguaggio, la parola, l'ambiente, la paura e la solitudine. Una delle riflessioni più interessanti è sicuramente quella sul nome. I latini utilizzavano la locuzione Nomen omen, che letteralmente significa "il nome è un presagio", racchiudendo una credenza tipica dei Romani secondo i quali nel nome di una persona era racchiuso il suo destino. Effettivamente, la scelta del nome è ancora uno dei momenti più importanti durante una gravidanza, quando si inizia a realizzare che si avrà a che fare con un'altra piccola personcina e che si diventerà genitori. In alcune antiche civiltà il nome aveva addirittura una certa sacralità, mentre più tardi il nome verrà addirittura cancellato o abbreviato. Ad esempio, non in molti ricordano che tra Pablo e Picasso c'è di mezzo un Ruiz, oppure che il nome completo di Rembrandt era Rembrandt Harmenszoon van Rijn! Ed ecco che il Papambo assume tutto un altro significato, volubile, astratto...

Se avete voglia di scoprirne di più e di addentrarvi nei meandri della mente di un piccolo genietto, o se siete appassionati di psiche e filosofia, vi consiglio la lettura di questo simpatico quanto interessante libro! Attualmente è disponibile su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook.

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