lunedì 29 ottobre 2018

Recensione: "Il virus benefico" di Pierluigi Dadrim Peruffo


Titolo: Il virus benefico
Autore: Pierluigi Dadrim Peruffo
Editore: Caravaggio
Prima pubblicazione: gennaio 2018
Genere: Saggistica
Pagine: 96
Valutazione: ★★★★☆

Questa settimana riprendiamo la collaborazione con la Caravaggio Editore con la lettura di un libro molto particolare e di estrema utilità: Il virus benefico di Pierluigi Dadrim Peruffo.

Meglio conosciuto semplicemente come Dadrim, classe '79, dopo un'infanzia e un'adolescenza caratterizzate da un'intensa e difficile ricerca di armonia, a 19 anni conobbe due persone fondamentali per la sua crescita e maturazione: un frate francescano e uno psichiatra che lavoravano insieme insegnando filosofia mistica e meditazione. Grazie a questo incontro, unito a una serie di condizioni favorevoli, Dadrim è riuscito a intraprendere un profondo lavoro di indagine esistenziale che lo ha portato alla laurea in Filosofia nel 2005 e al master in counseling filosofico nel 2007. Oggi si occupa prevalentemente del sociale, dedicandosi in particolare all'educazione dei giovani e al benessere interiore delle persone, tenendo anche incontri di counseling filosofico e di meditazione presso il Centro Nisarga di Vicenza. A partire dal 2008 ha aperto un blog dove condivide pensieri, canzoni, domande e riflessioni su tematiche esistenziali e introspettive.

 Pierluigi "Dadrim" Peruffo

Ed è proprio questo il carattere delle tematiche affrontate nel suo primo libro, di cui parleremo quest'oggi. Il virus benefico è un saggio filosofico, ma che definirei anche come un piccolo manuale di auto-aiuto da tenere sempre sul comodino, con elementi di antropologia, sociologia e poesia. È suddiviso in 5 capitoli, in ognuno dei quali l'autore affronta una tematica e un approccio diverso alla vita, con riflessioni filosofiche profonde, focalizzandosi di volta in volta anche su alcuni termini cardine, analizzandoli e contestualizzandoli in relazione al tema trattato.

Il primo capitolo, intitolato L'uomo e il sitema, è introduttivo e riassuntivo della situazione di forte degrado morale che caratterizza la nostra epoca. Ciclicamente, l'umanità si ritrova a fronteggiare sempre gli stessi problemi e a combattere sempre le stesse battaglie, nuovi conflitti e nuove disuguaglianze, fondate su vecchie basi psicologiche e ideologiche. Secondo l'autore, questa "nuova fase" nella quale ci ritroviamo oggi a vivere, sarebbe iniziata l'11 settembre del 2001 con l'attacco alle Torri Gemelle di New York e l'inizio della cosiddetta "guerra al terrore". A quel punto, la fine dell'egemonia capitalistica degli U.S.A. e dell'Occidente tutto, ha decretato la fine di tutte le illusioni. 

Il risultato? Decenni di sfruttamento senza regole delle risorse del pianeta, una classe sociale di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, nonché un disastro anche di tipo politico, di stati che non tutelano più i propri cittadini, nascondendosi dietro termini quali "spread" o "rating". Infine, l'apogeo è stato di recente raggiunto con le ultime migrazioni dalla mole biblica, di interi popoli provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, che fuggono da guerre e povertà generate proprio dall'Occidente. Parole come "progresso", "scienza", "libertà" e "modernità" ci hanno tratto in inganno negli anni, mentre la "democrazia" veniva esportata con la guerra (due termini così lontani che la loro semplice vicinanza dovrebbe costituire un ossimoro). Solo ora, forse, di fronte a questo ennesimo disastro di cui non ci sentiamo responsabili, iniziamo, pian piano, a renderci conto di cosa è successo, di essere tutti in minima parte responsabili e complici dell'intero sistema.

Quante volte ci sarà capitato di pensare che, ormai, per nessuno esiste più "l'altro" e che nessuno sembra più impegnarsi per il benessere collettivo, nell'interesse di tutta la comunità. Al contrario, si ragiona ormai solo per se stessi e si agisce esclusivamente per il proprio tornaconto personale, senza più un briciolo di empatia o sensibilità. La psicologia di massa è intrisa di falsi valori, che ci sviano e vanificano l'impegno di quei pochi che ancora cercano di operare nella rettitudine. La cultura moderna sembra essere pervasa da un egocentrico narcisismo e il vero cambiamento non potrà mai avvenire se non iniziamo, nel nostro piccolo, a cambiare il mondo singolarmente, a capire che tutto ciò che sta accadendo non dipende esclusivamente dai grandi vertici mondiali (politici, massoni, multinazionali). Occorre perciò sovvertire l'intero sistema e trasformare l'"anomalia" del singolo nella "normalità" del domani.
Per generare una rivoluzione, l'unica vera rivoluzione possibile, ci serve un esercito di uomini liberi, consapevoli e innamorati della vita!
Da qui, l'importanza assoluta che acquista l'aiutare gli altri e l'amare prima di tutto noi stessi, prima di poter essere in grado di aiutare e amare l'altro. Non dobbiamo, infatti, prodigarci per aiutare gli altri esclusivamente come un modo per scappare da noi stessi e dalla nostra vita, altrimenti non aiuteremo mai veramente nessuno, rischiando solo di far danno. Molti, troppi, rifuggono assolutamente la solitudine, cercando continuamente qualcos'altro al di fuori di se stessi, per poi rimanere delusi ogni volta che quel desiderio passeggero viene soddisfatto. Si cerca in tutti i modi di sopprimere quell'idea di infinito, in noi stessi e nell'universo, perché è un'idea troppo vasta e potente che il nostro cervello non riesce ad elaborare. Questa paura è generata da quell'istinto alla comparazione continua, tra noi e il mondo che ci circonda, dal sentirci sempre superiori, grandi, mentre invece dovremmo ricordarci più spesso di "non essere niente" (come afferma anche lo psicoterapeuta Raffaele Morelli nel sul libro Ciascuno è perfetto, riprendendo il pensiero Zen). Il risultato di questa fuga non può che essere la costruzione di società distopiche dove l'essere umano ha chiuso e si è rinchiuso in prigioni di violenza, schemi fatti di torture e abusi, anche autoinflitti. A quella che è la vera essenza delle cose, siamo invece ora abituati a sovrapporre etichette di vario genere, che non fanno altro che alimentare sentimenti di odio e astio. Ma perché? L'uomo ha iniziato a colmare la sua solitudine cercando di controllare tutto ciò che lo circonda.
Accanto al tempo e allo spazio dell'Universo anche la più ciclopica impresa dell'uomo non sarà mai nulla più di un'onda del mare, che per un istante si erge verso il cielo come se volesse conquistarlo e un istante dopo si è già dissolta.
Dobbiamo cercare di capire che facciamo tutti parte della medesima esistenza, che condividiamo tutti un solo cuore ("Un solo cielo, un solo destino" per citare il famoso Kingdom Hearts). Tuttavia, spesso e volentieri la parola ci divide, per natura, perché fatta per definire e isolare qualsiasi concetto, qualsiasi cosa. Il linguaggio stesso è stato creato per poterci permette di gestire meglio l'ambiente circostante, risultando quindi uno strumento di evoluzione, un'arma potente che possiamo sfruttare a nostro vantaggio o che può, al contrario, diventare letale.

Anche la tecnologia oggigiorno progredisce a ritmi impensabili fino a qualche anno fa e in maniera molto più rapida rispetto al ritmo con cui progredisce il nostro mondo interiore, creando un divario ("La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi e quadruplica quindi ogni 3 anni" come enunciato nella prima legge di Moore). Dedichiamo molto tempo alla ricerca di notizie sull'ultimo modello di cellulare, ma siamo assolutamente ignoranti rispetto alle nostre dinamiche mentali ed emotive. Siamo ormai caduti nell'inganno di pensare che le parole siano la realtà assoluta, rimanendo poi costantemente delusi e disillusi, in uno stato perenne di ansia e irrequietezza. La soluzione è iniziare a dubitare: rimanere curiosi e interrogarsi costantemente, essere consapevoli della nostra ignoranza e sforzarci di rimanere più spesso in silenzio a osservare.

Con il secondo capitolo, Le solite menzogne, ci addentriamo poi in tematiche più prettamente storiche e politiche, esposte dall'autore in modo da arrivare a comprendere le nostre colpe, a riflettere sugli errori che sono stati commessi e a cercare di reagire per poter arrivare più preparati e saggi in un futuro prossimo. Vengono quindi menzionati i commercianti di armi, le fake news e quello che è un vero e proprio "business della morte".
Questo orrore è la prova evidente che le guerre sono abusi, crimini contro l'umanità perpetrati dai governi, fatti compiere da giovani che vestono una divisa credendo di servire dei valori, quando questi stessi giovani, in realtà, a causa della propria ignoranza finiscono per servire inconsapevolmente il denaro e gli interessi degli assassini seduti in poltrona. [...] Mi chiedo per cosa stiano lottando oggi le centinaia di migliaia di soldati occidentali che sono ancora sparsi per il pianeta. Non sono forse divenuti loro stessi profughi, senza più alcuna patria?
Nel terzo capitolo, Possiamo essere liberi e felici, attraverso delle storie e degli aneddoti, Dadrim ci offre degli spunti, delle chiavi di lettura che possiamo utilizzare per interpretare da un altro punto di vista gli eventi e la vita di tutti i giorni, per trarne giovamento e utili insegnamenti. Viene affrontato il mito del self-made man e del fallimento, i sentimenti di ansia e angoscia che sembrano ormai essere diventati la costante nelle nostre vite, nonché il tema della morte, così temuta dall'uomo, ma che andrebbe invece vista come un'amica, che ci aiuta a tenere a mente il distacco fondamentale dalle cose materiali e a ricordarci quali dovrebbero essere i veri valori nella vita.
Il crollo delle nostre illusioni e il dolore che ne consegue ci fanno usare la parola fallimento. [...] La pseudocreatività che ci hanno insegnato porta a essere furbi, ad aggirare gli ostacoli, ad aumentare le probabilità di successo e ricchezza. Il guaio è che fa tutto ciò al prezzo della nostra integrità, della nostra stessa dignità umana.
Il discorso su Dio e sulla religiosità in generale, viene invece sapientemente arginato dall'autore in quanto considerato solo come un elemento aggiuntivo alla riflessione di base. Il sentimento viene invece trattato molto bene nel quarto capitolo, Parlando d'amore. Questo sentimento gioca un ruolo molto particolare all'interno del discorso perché, quando doniamo noi stessi a un'altra persona, abbiamo per un po' l'impressione di esserci liberati da un fardello, avvertiamo pace e unità col mondo. È l'Ego ad essere momentaneamente sospeso dalla passione, che però non dura in eterno, bensì solo nel periodo iniziale. Ciò che è fuori di noi non è mai un elemento di stabilità e l'amore non è da vedere come un inganno, bensì come uno spunto, un invito a morire a noi stessi. Se accolto, esso può essere un nuovo inizio e una potente sfida: imparare ad amare l'altro per ciò che è realmente e non per quello che noi pensiamo di lui.  
Impariamo a rimanere "interiormente spaziosi", come una stanza dalle finestre aperte che viene attraversata dall'aria fresca di una mattina di primavera in cui rinasce la vita. Del resto il vero uomo immortale è colui che non ha paura del prossimo istante; è chi ha realizzato che solo nel continuo accadere del presente si scioglie ogni catena che lo vincolava al passato e lo angosciava per il futuro. Immortale è l'uomo che scopre ogni giorno un presente senza tempo, perché sente sempre di avere solo questo istante per poter essere veramente e totalmente vivo. [...] Il "morire a noi stessi" di cui abbiamo parlato ci apre la porta all'altro. La morte delle nostre paure, così dolorosamente legate al bisogno di controllo e di sicurezza psicologica, è la premessa dell'amare veramente e forse, paradossalmente, del non morire affatto.
Infine, il quinto ed ultimo capitolo, Il manifesto del vero rivoluzionario, vuole essere un vero e proprio monito per il lettore e l'uomo moderno, un vademecum di comportamento nel mondo di oggi per un futuro migliore. L'autore auspica in primis a una rivoluzione educativa: "educare" inteso come sviluppare le capacità dei singoli bambini e non "istruire" inteso come un inserimento forzato di mere nozioni nelle loro piccole menti, dargli quindi la possibilità di crescere e svilupparsi invece di fungere solo da "stampini" su di loro. Questo non significa però non imparare dagli errori del passato, anzi, bisogna dubitare costantemente e sperimentare più che credere ciecamente, senza però imporsi sugli altri. I paragrafi 5.3 e 5.4 sono dei veri e propri manifesti riguardo cosa desidera idealmente un bambino e cosa desidera idealmente un genitore, mentre il paragrafo 5.5 racchiude tutte le speranze e i desideri per il futuro insieme al concetto e alla reale definizione di "famiglia".  Ed è proprio questo il virus benefico: il cambiamento, in positivo del singolo che si diffonde e genera un cambiamento buono anche nell'altro e così via. È il virus della bellezza, della semplicità, dell'onestà e della verità, che crea una sorta di "epidemia positiva".
Comportiamoci come un virus benefico, all'interno di un sistema malato. Diffondiamoci piano, silenziosamente creando collaborazioni e amicizie basate sull'onestà e sulla solidarietà.
Credo davvero che questo libro debba essere letto da chiunque viva nella contemporaneità, per comprendere meglio se stesso e certe dinamiche attuali. Nonostante i temi trattati, non si è dimostrato un libro pesante, anzi l'ho trovato estremamente adatto anche a chi ha poco tempo per leggere o a chi vorrebbe ricominciare a leggere dopo un lungo periodo di pausa. Il linguaggio utilizzato da Dadrim è molto semplice, le tematiche sono estremamente attuali e la divisione in piccoli capitoli ne rende agevole la lettura e la ripresa in diversi momenti.

Unica pecca, per me, è la brevità del libro. Trovo che alcuni argomenti avrebbero potuto essere approfonditi maggiormente e corredati da più esempi e consigli, estrapolati magari dall'esperienza professionale di Dadrim. Un'idea e forse un consiglio per il futuro potrebbe essere quella di trasformare questo saggio in un utilissimo manuale da adottare anche nelle scuole!

Se anche voi morite dalla voglia di approfondire questa lettura, potete acquistare il libro sul sito web della Caravaggio Editore oppure su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook!

lunedì 22 ottobre 2018

Recensione: "Il silenzio di Laura" di Paula Fox

Titolo: Il silenzio di Laura (The Widow's Children)
Autore: Paula Fox
Traduttore: Monica Pavani
Prima pubblicazione: settembre 2018
Editore: Fazi
Genere: Romanzo
Pagine: 237
Valutazione: ★★★★★

Memorie di una vita travagliata, più che un romanzo, ecco cos'è Il silenzio di Laura della scrittrice statunitense Paula Fox, scomparsa lo scorso anno. Nel febbraio di quest'anno, la Fazi Editore ha ripubblicato anche Quello che rimane, altro titolo di grande successo dell'autrice.
Paula Fox, Quello che rimane, Fazi Editore, 2018 (Amazon)

Nata nella New York dei primi anni '20, figlia abbandonata e successivamente madre che a sua volta sceglierà di dare una figlia in adozione, il passato della scrittrice è segnato da tragici eventi e matrimoni infelici. Nonostante tutto, Paula Fox è stata un'apprezzata autrice di romanzi per adulti e ragazzi, ricevendo numerosi premi per la sua produzione letteraria, e senza dimenticare che è pur sempre la nonna della musicista Courtney Love
Paula Fox, fotografia di Charly Kurz.

Il silenzio di Laura è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1976 dalla casa editrice E. P. Dutton con il titolo The Widow's Children (letteralmente "i figli della vedova"), ispirato a una poesia di Rainer Maria Rilke. "Un'opera degna di Čechov", così l'ha definita il New York Times, e la critica statunitense l'ha considerata come il capolavoro dell'intera produzione letteraria dell'autrice. 
 Privati delle prime foglie i suoi sterili figli restano lì, e sembrano, davanti agli occhi del mondo, essere stati generati perché lei ha assecondato un terrore...
{ R. M. Rilke - Vedova }
Paula Fox, The Widow's Children, E. P. Dutton, 1976.

Più simile a un'opera teatrale, suddivisa in sette atti anziché in sette capitoli, quello messo in scena dall'autrice è un vero e proprio dramma familiare. È la vigilia dell'ennesimo viaggio dei coniugi Desmond Clapper e Laura Maldonada, andranno in Africa questa volta, e i due hanno ben pensato di organizzare una cena la sera prima della partenza, per salutare gli amici e i familiari più stretti.

C'è Clara Hansen, la figlia che Laura ha avuto dal precedente matrimonio con Edward Hansen, fotografo e pittore fallito, e cresciuta dalla nonna Alma. Riservata e diffidente all'apparenza, cela con una certa goffagine evidenti problemi irrisolti con la madre, di cui tutti sono silenziosamente a conoscenza. Carlos Maldonada è invece uno dei fratelli di Laura, insieme a Eugenio che però non è stato invitato. Insofferente ed estroso, omosessuale con una dichiarata predilezione per i ragazzi più giovani, è un critico musicale fallito. Infine c'è Peter Rice, amico di vecchia data di Laura ed editor di professione, malinconico e gentile, ma anche fin troppo servile nei confronti dell'amica e ormai insofferente al lavoro che svolge.

Fotografati singolarmente durante i preparativi che precedono l'incontro, apprendiamo che nessuno di loro sembra aver molta voglia di partecipare all'evento. E capiamo presto il perché. Laura è una persona difficile da gestire: si lamenta sempre di tutto e di tutti, odiando costantemente nell'altro ciò che non sopporta di se stessa e traendo alimento dalla tensione angosciante che crea nel prossimo. Ma i Maldonada, originari della Spagna, non avevano avuto vita facile. Alma, la madre di Laura, Carlos ed Eugenio, dopo il matrimonio con un uomo più grande che non aveva mai visto in vita sua, era stata costretta a trasferirsi dapprima a Cuba e successivamente in America, dove, dopo aver perso tutto, con negligenza aveva cresciuto i suoi tre figli, per finire alla fine chiusa in un ospizio. Un destino forse impresso nel nome Maldonada che, quasi come una maledizione, impedisce ai tre "figli della vedova" di donarsi in modo corretto al mondo, di donare se stessi agli altri. 
Una volta nel mondo, però, aveva appreso la lezione universale: le famiglie non erano come sembravano; era divenuta assai abile nell'individuare le crepe nelle facciate domestiche. Non erano danneggiati, tutti quanti?
Fulcro dell'intera vicenda è un segreto appreso quel pomeriggio da Laura, imperscrutabile e somma burattinaia nella vita di tutti, tirandone i fili come burattini incapaci di ribellarsi a lei, in una sorta di perenne sindrome di Stoccolma. Laura decide però di custodire silenziosamente quella notizia durante la serata, cosa che la renderà particolarmente nervosa e suscettibile. Soltanto una volta rientrata in albergo con Desmond, si sentirà pronta ad ammetterlo e confidarsi, incaricando Peter Rice di un arduo compito. Quel segreto, così vivo e maledettamente reale, viene custodito da Laura come unico barlume di realtà in una vita ormai fatta di finzioni, di cui quel viaggio in Africa rappresenta l'ennesimo esempio.
 Il mondo è distrutto, cari miei. Non ha proprio senso storcere il naso di fronte al dubbio gusto del sudario che ne avvolge il cadavere.
Tra i fiumi dell'alcol e il fumo delle sigarette, tra le battutine e gli insulti, si trascina una serata claustrofobica dove i personaggi sono compressi in un ambiente chiuso, prima la stanza d'albergo, poi il corridoio e infine il ristorante, scagliati l'uno contro l'altro come combattenti su un ring, in una violenza verbale tale, tipica dei malesseri nascosti in fondo all'anima. I personaggi si punzecchiano fino allo sfinimento, in un'immagine evocata perfettamente da Peter Rice, quando annovera agli altri i famosi porcospini infreddoliti di Schopenhauer.
Le famiglie si stringono fra di loro in una morsa di ferro che definisce. In qualche modo, bisogna rompere la morsa.
L'atmosfera è tesa e una nebbia velenosa sembra aleggiare costantemente sui personaggi e i loro rapporti interpresonali, rendendoli indifferenti, insofferenti, incapaci di elaborare il dolore e la vita. Magistrale la narrazione della Fox, che nel trattare il tema delle famiglie infelici è bravissima, purtroppo per esperienza. Una prosa caratterizzata da descrizioni accurate delle ambientazioni, delle emozioni che suscitano e dei particolari, totalmente assente però per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Gusci vuoti, figure inermi incapaci di rispondere agli eventi, alla vita. Impossibile provare empatia per loro, perché non era empatia quella che l'autrice voleva suscitare nel lettore. Il suo scopo era, invece, quello di presentare personaggi estremamente reali, crudeli, veri come la vita stessa, in una sorta di autobiografia romanzata che sembra quasi una confessione, un'ammissione di colpe e una liberazione.
Clara pensò che certamente non potevi salvare nessuno, perlomeno non nelle stanze d'albergo, posti che non appartenevano ad anima viva, luoghi di interruzione, di refrattarietà alla vita di tutti i giorni dove lo spirito vacilla, si fa desolato, intirizzito, ma la carne si scalda, infiammata, irritata dall'odore licenzioso che sembra emanare dal letto, dalla vasca e dal cuscino di chiunque, dal bastardo rifugio di tutti.
Questo libro mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato estremamente realistico nel suo essere estremamente vero e schietto, uno scorcio di vita vera e vissuta, strettamente intrecciato alla vita di un'autrice che ancora non conoscevo e della quale ho prontamente reperito anche l'altro titolo ripubblicato quest'anno, Quello che rimane. Un grazie doppio, quindi, alla Fazi Editore, per la scelta editoriale e per la fornitura di questo titolo!

Se anche a voi è venuta voglia di leggere i libri di Paula Fox, potete trovarli su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook, nelle nuove e stupende vesti grafiche della Fazi!

venerdì 19 ottobre 2018

Di nuove collaborazioni e nuove opportunità: Chance Edizioni!

Cari lettori,
quest'oggi abbiamo due importanti novità da comunicarvi!

La prima notizia è la creazione della primissima rubrica del blog! Questa consisterà in una serie di articoli, pubblicati a cadenza mensile, che approfondiranno il tema dell'editoria, passata e contemporanea, e in particolare della storia dell'editoria italiana attraverso le sue principali case editrici. Il nome scelto per questa rubrica, "My Dear Gutenberg", vuole essere un simpatico omaggio a Johannes Gutenberg, orafo e tipografo tedesco a cui dobbiamo l'invenzione e la diffusione della stampa moderna in Europa.


La seconda notizia riguarda una nuova collaborazione con una casa editrice, con la quale abbiamo deciso di dare il via proprio alla sopracitata rubrica: la Chance Edizioni

Avevamo già accennato a questa casa editrice, che avevamo avuto il piacere di conoscere durante la fiera del libro di Napoli "Ricomincio dai libri". In particolare, in quell'occasione abbiamo fatto la conoscenza di Rossana e Andrea, autori nonché appassionati e attenti editori.

L'esperienza della Chance Edizioni inizia nel gennaio 2017, partendo da un'idea molto semplice, ma potente: approfondimento, aggregazione e cooperazione. L'obiettivo della casa editrice, e motivo per il quale l'abbiamo scelta proprio per dare il via a questa rubrica, è scandagliare ideologicamente tutta l'editoria passata, studiare le tendenze di quella attuale e, in questo modo, creare un valido modello per il futuro. Un modello personale certo, ma allo stesso tempo anche condiviso.

La Chance Edizioni si configura quindi come una casa editrice innovativa, viva ed estremamente duttile, fatta di idee feconde, condivise e modellabili. Gli ideali sono quelli di umanità, sentimenti, soddisfazione e partecipazione, a cui ognuno può contribuire mettendo a disposizione le proprie competenze, attitudini e vocazioni. Punti di partenza, nuovi orizzonti e attività da proporre continuamente, in un'ottica aperta alle conoscenze e alle sperimentazioni, questa è la Chance Edizioni! Con queste premesse, è facile dedurre quanto particolare sia il loro catalogo e la loro offerta editoriale, caratterizzata da un armonioso connubio tra arte e letteratura (potete dare un'occhiata al catalogo completo consultando questo link).

In anticipo rispetto alla nascita della casa editrice, nell'agosto 2016 aveva preso il via un progetto interessante e di larghe vedute, che ha portato poi di fatto alla nascita della Chance: la creazione di una rivista multitematica mensile gratuita, 22 Pensieri - Vingt-Deux Pensées. La rivista vuole rappresentare un luogo d'incontro per persone con interessi, capacità, stili e passioni eterogenei, ma che si sentono tuttavia unite dalla voglia d'aggregazione e condivisione. Dal timido e rigido numero pilota, la rivista ha compiuto enormi passi avanti, arrivando al 25° numero (settembre 2018) in una coloratissima veste grafica, piena zeppa di articoli e contributi! Potete consultare l'archivio di tutte le uscite, con i PDF scaricabili, a questo link.

Copertina della rivista 22 Pensieri, numero 25 (download).

Contatti:
https://chanceedizioni.com/
https://www.facebook.com/ChanceEdizioni/
https://www.facebook.com/22Pensieri/

Diamo un'opportunità alle emozioni!

Speriamo che questo primo articolo della rubrica vi sia piaciuto e vi invitiamo a rimanere in contatto con questa casa editrice, viva e innovativa! Al prossimo mese. 

lunedì 15 ottobre 2018

Recensione: L'erede della luce di Luca Rossi

Titolo: L'erede della luce (I rami del tempo Vol. II)
Autore: Luca Rossi
Prima pubblicazione: 16 dicembre 2014
Editore: Autopubblicazione
Genere: Fantasy / Fantascienza / Erotico
Pagine: 170
Valutazione: 
Questa estate avevamo fatto la conoscenza dell'autore nostrano Luca Rossi e avevamo iniziato la lettura della sua saga fantasy I rami del tempo, rimanendo piacevolmente colpiti dal primo volume. A tal proposito, vi invito a rileggere il relativo articolo qui sul blog, per maggiori informazioni sull'autore e sulla saga. Oggi proseguiamo con la recensione del secondo volume, L'erede della luce!

Il primo libro terminava con un clamoroso (e personalmente poco apprezzato) cliffhanger ed è proprio da lì che questo nuovo capitolo riparte, ovvero dal salto nel tempo che Lil, la sacerdotessa Miril e Bashinoir avevano compiuto sull'isola di Turios per cercare di modificare il ramo del tempo, salvando il loro popolo e impedendone la distruzione. Lil si risveglia prigioniera in un castello, mentre all'esterno imperversa una rivolta furibonda. Sa bene che di lì a poco sarà costretta ad assistere allo sterminio dei suoi avi e non ha idea di dove possano trovarsi Bashinoir e Miril. Vediamo qui una  Lil più sicura, padrona di una nuova consapevolezza, alla scoperta del suo nuovo potere: per avere salva la pelle, infatti, farà largo uso delle sue capacità telepatiche, per esplorare la mente delle persone e piegarle al suo volere riesumando vecchi traumi, brutti ricordi e cattive sensazioni.

Facciamo poi la conoscenza di un nuovo antagonista, il mago Romur, e apprendiamo qualche notizia in più sul passato del regno di Isk, risalente e ben 2.000 anni prima rispetto alle vicende narrate nel primo libro. Intanto, dopo giorni di torture e macabri giochi, Miril e Lil vengono finalmente riunite. Insieme, grazie ai loro poteri e al ritrovato sentimento che le unisce, riusciranno ad avere apparentemente la meglio... per il momento.

  Di fronte a un grande pericolo o in condizioni estreme, possiamo dimenticare la nostra vera essenza e dare libero sfogo alle nostre peggiori pulsioni, ai nostri istinti più animaleschi?

Con un nuovo salto temporale, ritorniamo al presente: siamo sempre nel regno di Isk e dopo la morte del dispotico re Beanor, la sua ex moglie Aleia ha preso le redini del regno, preparandosi ad inaugurare un nuovo regime di ritrovato benessere. Ma come presto apprenderà dal mago Obolil, cose strane stanno iniziando ad accadere... dopo l'incredulità iniziale, si renderà urgente un viaggio nel tempo anche da parte della regina Aleia, del mago Obolil, della regicida Milia e dell'apprendista Ilis. Cosa troveranno dall'altra parte? E di chi è la colpa di quello sconvolgimento spazio-temporale? Obolil sospetta che si tratti di una vecchia conoscenza: il precedente mago di corte, Aldin...

Veniamo poi immersi in una nuova ambientazione e facciamo la conoscenza di nuovi personaggi, come il presidente Molov, il generale Varmin, l'analista Yin e apprendiamo dell'esistenza della Federazione dei Mondi (abbreviata in FM). Un caso simile di alterazione del tessuto spazio-temporale non avveniva da ben 237 anni. La situazione sembra grave e la FM è costretta a prendere una drastica decisione riguardo RZ-472-AY, ovvero il pianeta Gyndia. Ed è proprio il generale Varmin, verso la fine del libro, a fornire un ottimo riassunto della nuova situazione che si è venuta a creare e a fornire un seppur debole indizio riguardo al titolo del volume:

Al di là della FM, esistono dei mondi teoricamente indipendenti, le cui popolazioni si difendono nascondendosi. Inventano di continuo nuovi dispositivi per rendere inefficaci le scansioni ad ampio raggio della FM. Ma non dispongono di vere armi. Le forme di vita intelligenti sono costrette a confondersi con quelle animali o a vivere nel sottosuolo o nelle viscere delle montagne. Non esiste popolo nell'intera galassia che sia in grado di contrastare il potere della FM ed è così da migliaia di migliaia di anni. Quando però la Federazione viene a conoscenza di possibili pericoli, agisce in modo brutale e immediato. Il presidente, con le sue centinaia di copie, è il leader indiscusso. Manipola ogni cosa. Ma voi... Voi rappresentate una speranza per l'intera galassia. Siete gli eredi di una conoscenza antica, che tutti consideravano perduta per sempre.
In questi capitoli finali, non ho potuto fare a meno di cogliere numerosi riferimenti a Star Wars. Innanzitutto, si parla di un misterioso e terrificante raggio nebulizzatore, il Raggio dei Mondi, in grado di distruggere interi pianeti proprio come il raggio utilizzato dalla Morte Nera in Episodio IV per disintegrare Alderaan. Inoltre, Lil viene indirettamente definita come una "nuova speranza" dal generale Varmin, che è proprio il sottotitolo di Episodio IV (Una nuova speranza, o meglio A New Hope). E proprio il nome del generale Varmin richiama il nome di un più noto generale di Guerre Stellari: il generale Tarkin! Infine, ma è un riferimento molto più generico e ampiamente utilizzato, i nostri eroi saranno protagonisti di un vero e proprio salto nell'iperspazio... ma sicuramente a una velocità inferiore ai 12 Parsec! E a questo punto, il secondo volume della saga si conclude con un nuovo cliffhanger...



Darth Vader urlanti a parte, ho trovato questo secondo libro della saga molto coinvolgente, ma non al pari del primo, che ho apprezzato di più. Non direi che c'è stato un passo indietro da parte dell'autore, ma non me la sentirei nemmeno di affermare che è stato compiuto un passo in avanti. La trama è intrigante e appassiona con le sue tematiche e i numerosi colpi di scena, lo stile dell'autore è sempre ineccepibile, la lettura è scorrevole e sono completamente assenti sia errori che refusi, il che è indice di un grande lavoro di revisione compiuto da Luca, che ricordiamo essere un autore autopubblicato.

La copertina, che mostra ben distinti il regno di Isk e l'isola di Turios, mi è piaciuta molto, mentre non ho ben compreso parte del titolo di questo secondo volume, ma forse l'idea di Luca era proprio quella di affascinare il lettore non svelando tutto. Ribadisco un concetto che avevo affermato anche nella recensione del precedente volume, ovvero la sensazione, leggendo, che la penna dell'autore spesso si trattenga. In alcune scene avrei infatti apprezzato più informazioni e descrizioni che avrebbero potuto aiutarmi a calarmi meglio in determinate ambientazioni o stati d'animo dei personaggi. La loro caratterizzazione, così curata nel primo libro, sembra qui essere più trascurata e l'unico personaggio ad avere una vera crescita ed evoluzione nella storia è Lil. Altri personaggi, come Miril o Milia, sono stati lasciati in secondo piano e non si comprendono a pieno le loro reazioni e le loro scelte.

L'autore è stato invece molto bravo nel miscelare con abilità due generi con ambientazioni nettamente diverse, ovvero fantascienza e fantasy, tanto che sembra di stare leggendo due libri dalle trame diverse fusi in un unico volume. Anche il corretto scioglimento della trama riguardo i salti nel tempo è stato gestito molto bene e non sono stati commessi errori, evitando odiosi buchi nella storia. Bene, ma non benissimo però, perché la narrazione può risultare a tratti confusionaria con i numerosi salti sia nel tempo che nello spazio. Gli eventi si susseguono rapidamente uno dopo l'altro e in alcuni punti ammetto che è stato difficile mantenere l'attenzione e ho dovuto più volte tornare indietro con la lettura per recuperare alcune informazioni.

L'elemento erotico è molto meno presente rispetto al precedente volume ed è un aspetto che personalmente ho apprezzato. Nonostante ciò, non è comunque un libro adatto a bambini e ragazzi e credo che di questo vadano propriamente avvertiti i potenziali lettori. Infine, devo ammettere di essere rimasta indispettita dalla sinossi del libro, troppo lunga e dettagliata, che mi ha fornito non pochi spoiler indesiderati! Sono rimasta comunque molto incuriosita e spero di riuscire a leggere presto il terzo volume della saga.

Se siete interessati anche voi alla lettura dei libri di Luca, potete trovare il catalogo completo su Amazon, nel doppio formato eBook o copertina flessibile.

lunedì 8 ottobre 2018

Ricomincio dai Libri, la fiera del libro di Napoli


Si è svolta in questi giorni, dal 5 al 7 ottobre 2018, la V edizione della fiera del libro di Napoli, Ricomincio dai Libri, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

"Ricomincio dai Libri" nasce nel 2014, grazie alla sinergia di tre associazioni: La Bottega delle parole, Librincircolo e Arenadiana, in collaborazione anche con il Forum delle Associazioni e il Comune di San Giorgio a Cremano. L'obiettivo è quello di cercare di valorizzare un territorio culturalmente molto ricco, ma spesso penalizzato dall'assenza di iniziative di un certo spessore intellettuale. La manifestazione rappresenta un nuovo inizio per il panorama editoriale della zona, una fiera che vuole essere una vera e propria festa, un momento di aggregazione, d'incontro e di scambio e crescita culturale. Le prime tre edizioni si sono svolte a San Giorgio a Cremano, mentre a partire dalla quarta la location si è spostata a Napoli e ha potuto avvalersi della collaborazione di due nuove realtà culturali del territorio, la Coop. Soc. Sepofà e l'associazione culturale Parole Alate.

L'edizione di quest'anno ha potuto contare su una location stupenda come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e su partner ufficiali come la Scuola Italiana di Comix, Nati per Leggere Campania, Medici Senza Frontiere, la Treccani e ovviamente il Comune di Napoli come partner istituzionale.

Tanti gli autori e gli editori presenti con i loro stand, molto gentili e aperti al dialogo e allo scambio, presso i quali era possibile acquistare tantissimi libri a prezzi davvero vantaggiosi! Tra questi, ci hanno colpito in modo particolare la Chance Edizioni, per l'armoniosa scelta di coniugare arte e letteratura nella loro linea editoriale, la Astro Edizioni per l'ampia scelta di titoli di genere fantasy (presso il loro stand abbiamo potuto anche fare la piacevole conoscenza della simpaticissima Francesca Noto, autrice fantasy nostrana!), la fornitissima Stamperia del Valentino e la Milena Edizioni che ci ha donato un apprezzatissimo volumetto con tante anteprime della loro collana di narrativa LGBT!


La risposta del pubblico all'evento è stata fantastica, raggiungendo numeri da record, come affermato anche dal sito dell'ANSA! Sono stati 7382 i visitatori nella sola giornata di domenica, giornata che ha coinciso anche con l'iniziativa dei musei gratuiti ogni prima domenica del mese.

Noi, dal canto nostro, non possiamo che essere rimasti estasiati dall'evento e dall'accoglienza ricevuta, un'esperienza sicuramente da ripetere alla prossima edizione!


Contatti:
Ricomincio dai Libri - La Bottega delle parole - Librincircolo - Arenadiana - Sepofà - Parole Alate - Chance Edizioni - Astro Edizioni - Stamperia del Valentino - Milena Edizioni - Comune di Napoli

lunedì 1 ottobre 2018

Segnalazione: Papambo di Marco B. Fantini


Titolo: Papambo
Autore: Marco Bertani Fantini
Prima pubblicazione: 2018
Editore: Autopubblicazione
Genere: Filosofia
Pagine: 162
Oggi vorrei segnalarvi un libro interessante, ma estremamente particolare: si tratta di "Papambo" di Marco B. Fantini. Particolare perché, personalmente, non mi era mai capitato di leggere un libro di questo tipo, ma anche perché è difficilmente asciribile in un genere preciso. Si tratta infatti di una sorta di saggio filosofico in forma romanzata, un filosofo che parla attraverso la voce e le esperienze di un bambino... o viceversa!
 Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo bambino.
[Arthur Schopenhauer]

Marco Bertani Fantini è nato a Reggio Emilia, dove risiede attualmente. Si è laureato in Filosofia Estetica presso l'Università di Bologna con una tesi su Leopardi teorico, scelta non casuale in quanto si tratta proprio di un poeta filosofo. Marco ha infatti iniziato la sua attività di scrittore molti anni fa con alcune poesie e i suoi versi sono stati apprezzati da figure del calibro di Andrea Zanzotto, Luciano Erba e soprattutto Luciano Anceschi, uno dei padri dell'estetica in Italia.
L'ispirazione per Papambo, racconta, è stata maturata durante l'infanzia dei suoi due figli, Pietro e Gregorio, con i primi vocalizzi e l'apprendimento del linguaggio. Si andava così formando la prima intuizione, basilare per l'intero racconto: il linguaggio come tema comune ai filosofi e ai bambini, strumento che entrambi utilizzano per perseguire il proprio obiettivo, cioè conoscere il mondo. La stesura del testo risale a più di 9 anni fa e, dopo diverse revisioni e riscritture, oggi ci presenta un libro a metà tra un romanzo e un saggio filosofico, una sorta di versione "culturale" del film Senti chi parla.

Il libro è suddiviso in venti capitoli, di cui il primo si apre con un incipit in opposizione a La strada di Swann di Marcel Proust:
"La strada di Swann" di Marcel Proust (traduzione di Natalia Ginzburg):

"Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: "M'addormento". E, una mezz'ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po' speciale; mi sembrava d'essere io stesso l'argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto."
 "Papambo" di Marco B. Fantini:

"Alla sera non voglio andare a letto. Anche se ripetono che è tardi, a me non interessa, io resto qui, non voglio andare a letto. Non capisco cosa sia questo tardi, per me, è sempre adesso, io non ho fretta, aspetto che succedano le cose e basta. Sono loro, gli altri, che hanno sempre fretta, ripetono senza sosta, E’ tardi, è tardi, dicono che è ora di andare, mi dicono Sei stanco, devi dormire."
Già da questo primo capitolo, che ho considerato riassuntivo e introduttivo dell'intero volume, si capisce bene il carattere dell'intera narrazione. La voce narrante è quella di un bambino nei suoi primissimi anni di vita, che ci prende per mano e ci porta alla scoperta del mondo, il suo mondo, attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri, talvolta molto simpatici e divertenti che vi strapperanno non pochi sorrisi, altre volte più profondi e riflessivi che vi faranno cadere anche qualche lacrimuccia. Viene subito affrontato, e successivamente ripreso più volte, il tema centrale della narrazione: il linguaggio e le difficoltà comunicative spesso derivanti non da problemi di comprensione, bensì di diversa percezione dell'ambiente e del mondo che ci circonda. Fondamentale, in questo, è la differenza tra il sentire e il capire, che per i bambini (così come per i filosofi) diviene di vitale importanza.

Mi hanno fatto sorridere di cuore i nomi con cui il bambino chiama rispettivamente il papà, Faccia Che Pizzica per via della barba, e la mamma, Dita Colorate per lo smalto che spesso indossa! Ammetto invece di aver avuto gli occhi lucidi leggendo passaggi come il seguente, che mi hanno fatto riflettere molto sulla gravidanza e sul rapporto che si instaura tra il bambino e la mamma:
Se non avete mai provato a vivere dentro a una persona, a starle sempre vicino abituandosi a respirare il suo odore, non potete capire che quando lei all'improvviso sparisce ci si sente venir meno.
Nonostante la tenera età, il narratore-bambino ci intrattiene con i suoi ricordi, la vita intrauterina, la nascita, i primi respiri e la scoperta del mondo esterno attraverso la bocca, oppure con aneddoti divertenti e visioni tipiche dell'infanzia, come ad esempio i giocattoli esposti in negozio considerati come "amici da salvare". Vengono inoltre messe a nudo le contraddizioni degli adulti, che lo subissano di ordini spesso incomprendibili ed illogici per il bambino, come ad esempio i problemi e le incomprensioni derivanti dall'imparare ad utilizzare il vasino e togliere il pannolino.

Molti i riferimenti ai padri del pensiero, come nel capitolo IV quando il personaggio di Anna pone una serie di quesiti ai genitori, domande che sono in realtà tratte dai casi clinici di Sigmund Freud, oppure nel penultimo capitolo quando viene ricordata la dottrina di Leibniz. Tra i nomi importanti citati, c'è anche quello di Margaret J. Snowling, dottoressa del St John's College di Oxford, studiosa dei disturbi nell'apprendimento del linguaggio. 

La parte finale del libro diventa più riflessiva rispetto alla prima parte, dove il pensiero vivo e frenetico del bambino fa da protagonista. Alla sua voce fa da contrappunto una voce adulta, quella del filosofo, con citazioni e riflessioni profonde sul linguaggio, la parola, l'ambiente, la paura e la solitudine. Una delle riflessioni più interessanti è sicuramente quella sul nome. I latini utilizzavano la locuzione Nomen omen, che letteralmente significa "il nome è un presagio", racchiudendo una credenza tipica dei Romani secondo i quali nel nome di una persona era racchiuso il suo destino. Effettivamente, la scelta del nome è ancora uno dei momenti più importanti durante una gravidanza, quando si inizia a realizzare che si avrà a che fare con un'altra piccola personcina e che si diventerà genitori. In alcune antiche civiltà il nome aveva addirittura una certa sacralità, mentre più tardi il nome verrà addirittura cancellato o abbreviato. Ad esempio, non in molti ricordano che tra Pablo e Picasso c'è di mezzo un Ruiz, oppure che il nome completo di Rembrandt era Rembrandt Harmenszoon van Rijn! Ed ecco che il Papambo assume tutto un altro significato, volubile, astratto...

Se avete voglia di scoprirne di più e di addentrarvi nei meandri della mente di un piccolo genietto, o se siete appassionati di psiche e filosofia, vi consiglio la lettura di questo simpatico quanto interessante libro! Attualmente è disponibile su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook.