lunedì 24 settembre 2018

Recensione: Incantesimi nelle vie della memoria di Giuseppe Gallato

Titolo: Incantesimi nelle vie della memoria
Autore: Giuseppe Gallato 
Prima pubblicazione: luglio 2018
Editore: Caravaggio
Genere: Narrativa
Pagine: 152
Valutazione:

La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l'universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono 
in quell'abisso senza fondo, il tempo.

[Jorge Louis Borges - Il sogno

Questo lunedì continua la collaborazione con la Caravaggio Editore, iniziata la scorsa settimana! Oggi vi parlerò di un'antologia di racconti che mi è piaciuta davvero tanto, visto il genere e il filo conduttore della raccolta. Prima di iniziare a parlarvene, però, come di consueto vorrei introdurvi l'autore, sempre protagonista del processo narrativo, e in questo caso ancora di più!

Giuseppe Gallato è nato a Ragusa nel 1982. Laureato in Filosofia, ha lavorato come docente, redattore e giornalista. Proprio gli studi a carattere filosofico e la già appurata abilità con carta e penna, porranno le basi per quella che è la sua grande passione: la scrittura di racconti di genere fantasy, horror e sci-fi. Bravura e passione lo hanno infatti ricompensato negli anni con alcuni riconoscimenti: il Premio alla Cultura, sezione fantasy, della XXVI edizione del Premio Sicilia "Federico II" nel 2017, il Premio della Critica al concorso artistico letterario "Duecento Nicosia Diocesi" con Frammenti d'anima e il premio del primo concorso letterario nazionale "Fantasticamente" con il racconto Echi oltre confine. Nel tempo libero suona il pianoforte ed è appassionato di musica e giochi di ruolo, infatti ne sta anche progettando uno!

In questa splendida raccolta, Giuseppe ha riunito per la prima volta alcuni dei suoi racconti più belli. Si tratta, infatti, di 10 racconti a carattere fantasy e fantascientifico, visioni oniriche che hanno come tema principale quello del tempo del sogno. Attraverso la sua penna, l'autore riesce ad evocare mondi fantastici e visioni oniriche di una mente finalmente libera che attinge ai significati più disparati e alle memorie più recondite del proprio sé più vero per evocare scenari, personaggi ed entità magiche ed eteree. Una sola è la vera, grande domanda che affligge e tormenta i personaggi e il lettore: qual è la relazione tra sogno e realtà? Due mondi apparentemente diversi, che tuttavia non fanno altro che rincorrersi eternamente, arrivando talvolta perfino a sovrapporsi, in situazioni in cui l'essere umano diviene un mero attore di se stesso, plasmandosi e ricreandosi in un incessante fluire di percezioni.

Filo conduttore di tutti i racconti è quindi questo universo così sognante, che diviene come un incantesimo onnipresente nel particolare mondo fantastico evocato dall'autore. Le ambientazioni sono il risultato di un'armoniosa commistione tra una sorta di medioevo fatto di boschi, villaggi, radure, e una più tecnologica modernità, con macchinari, dottori in camice bianco e moderne apparecchiature.

Questo tipo di scenario mi ha ricordato molto la serie di videogiochi Final Fantasy, che ho adorato in passato e adoro tutt'ora (in particolare vecchie glorie come Final Fantasy VII, VIII e IX)! Possiamo averne un primo assaggio già nel primo racconto, Echi oltre confine, che inizia appunto come un racconto fantasy e che ricorda molto anche Il signore degli anelli di Tolkien poiché facciamo la conoscenza di una simpatica e mista compagnia di viaggiatori / guerrieri di diverse razze, che devono portare in salvo una principessa. Il finale, a sorpresa, ci immerge all'improvviso in una situazione più fantascientifica, dove apprendiamo della possibilità di viaggiare nel cosiddetto "Mondo Onirico", in vero e proprio stile Matrix, se lo pensiamo come un programma da avviare, o Inception, se lo pensiamo più come un sogno indotto. L'inizio del racconto, ripetuto poi nel finale, sembra quasi un avvertimento per il lettore che si accinge a leggere l'intera raccolta, quasi ad offrirgli una criptica chiave di lettura: 

Questo viaggio è memoria...
Questo viaggio è realtà...
Questo viaggio è illusione...

Nel secondo racconto, Il portatore di anime, i toni si fanno subito più cruenti toccando le sfumature dell'horror. Si parla di cannibali, della furia omicida del protagonista e di incubi che spesso sono addirittura meglio della realtà; uno sterminio in atto dall'inizio alla fine, ma di nuovo con un finale a sorpresa, dolce rispetto all'andamento del resto del racconto. Sembrerebbe di aver a che fare con la classica figura di un anti-eroe, ma Giuseppe è in grado di farti dubitare sempre di quello che stai leggendo, lasciandoti sempre e comunque sorpreso con i suoi cliffhangers da vero mestro!

Fin troppa gente si lasciava vivere, recitando un ruolo senza riconoscere il proprio vero destino. Ma lui sapeva quale fosse il suo e aveva scelto di accettarlo. Tuttavia non riusciva a definire con certezza l'attimo in cui la ragione aveva lasciato spazio a un'ineluttabile, immane e travolgente forza: la follia.  

Il cliffhanger (letteralmente attaccarsi o rimanere appesi a una scogliera) è un espediente narrativo utilizzato sia nella letteratura che nel cinema, ma anche in tantissimi altri contesti. È una tecnica che consiste nel creare una certa suspense e spesso nel ribaltare una situazione.

Perno dell'intera raccolta è il terzo racconto, Incantesimi nelle vie della memoria, da cui prende il nome l'intero volume. È anche il racconto che ha la lunghezza maggiore e che verrà anche ripreso più avanti con un altro racconto, Il settimo custode, quasi come un prosieguo della storia. In entrambi i racconti seguiamo le vicende di Terzo, il Viaggiatore onirico che attraverso il sogno viaggia alla ricerca della coscienza perduta della sua amata, riuscendo a padroneggiare anche l'Incantesimo, una forza potente come l'amore. Nel secondo racconto poi, dagli aspetti più quotidiani rispetto all'altro, si affronta il tema del sogno lucido, la dimensione onirica dell'Incantesimo.

L'Incantesimo è essenza, reale e illusoria.


Il racconto finisce nello stesso modo in cui ha avuto inizio, così come anche altri racconti della raccolta. Spesso l'incipit si ripete nell'explicit e ogni racconto sembra quasi un cerchio, come un uroboro, che procedendo nella lettura ci fa avvertire un forte senso di ciclicità, la sensazione di aver varcato un confine e di essere davvero entrati in una dimensione magica!
 
Dai toni più standard e dalle ambientazioni che richiamano maggiormente la quotidianità, è anche il racconto La messaggera dello specchio. Qui ci viene presentata la storia di una ragazza che si trova a rivivere più volte la stessa giornata, ma ogni volta con una consapevolezza maggiore, acquisendo pian piano i suoi veri poteri. 

Un altro racconto un po' più cruento è Rintocchi di tenebra, che mi ha ricordato molto la trama di Saw l'enigmista! Vediamo infatti un gruppo di cinque persone che sono state rapite e rinchiuse in una strana abitazione. Non appena si svegliano e si ritrovano tutti insieme, un'inquietante voce fuori campo li avverte del tragico destino a cui stanno per andare incontro, la morte, poiché ognuno di loro sembra avere delle gravi colpe nella propria vita. Solo uno potrà salvarsi, se tutti gli altri moriranno. Personalmente questo racconto mi ha trasmesso delle sensazioni più angoscianti, soprattutto nel finale a sorpresa, ma è una delle storie che mi è piaciuta di più, anche perché tocca i temi della psicologia e della follia. In questo racconto, così come anche ne I sigilli dell'etere, emerge la figura dello scrittore, accentuandone i toni, molto cliché, di uomo solitario.

Più dinamico è invece I codici Etherion, dove sembra quasi di essere in un film di spionaggio o in un videogioco in stile Metal Gear, che tra l'altro viene anche citato! Nel successivo racconto, invece, Lo spettro dell'oblio, ci ritroviamo nella mente di un uomo in coma, sospeso tra la vita e la morte. Vagabondo tra le sue memorie, cerca di risvegliarsi, con la voce della moglie come unica guida, che ogni mattina siede accanto a lui speranzosa. È un racconto che ha sicuramente delle sfaccettature più filosofiche e qui in particolare possiamo notare quanto gli studi filosofici abbiano influito nello stile dell'autore.

Si tratta però di uno stile che si mantiene sempre molto scorrevole, nonostante la presenza spesso di termini più elaborati, caratterizzato da un estremo dinamismo nelle scene più movimentate, ma anche da un'incredibile bellezza descrittiva nelle scene più "statiche". Sembra quasi di leggere il copione di un film o di essere lì in quei momenti, nelle scene che stiamo leggendo, nella mente dei personaggi!

Infine, con Le ombre del passato, si chiude questa splendida raccolta. Viene qui solo accennato un tema più forte, quello dell'abuso di una ragazza, attraverso la figura di un "esper" ovvero una sorta di professionista incaricato di liberare le abitazioni dagli spiriti.


Per chiunque conosca uno scrittore, non sottovalutate mai l'importanza del vostro incoraggiamento.
[Matthew Reilly]

Termina così questa recensione, con una citazione di uno degli scrittori che più ha influenzato lo stile di Giuseppe (come da lui dichiarato nell'epilogo). Ne faccio tesoro e ne approfitto per ribadire quanto mi sia piaciuta questa raccolta di racconti, dalle ambientazioni, allo stile di scrittura dell'autore, passando per le fonti d'ispirazione e finendo con le tematiche trattate. Unica pecca: avrei voluto che alcuni racconti durassero molto di più! È stato fatto davvero un bellissimo lavoro, coronato infine da una veste grafica d'eccellenza che lo rende un vero gioiellino! Lo consiglio vivamente a tutti gli appasionati del genere fantasy o fantascientifico, ma anche a tutti coloro che abbiano semplicemente il piacere di lasciarsi emozionare dai racconti di un abile scrittore.

Il libro è disponibile per l'acquisto sia sul sito dell'editore che su Amazon, in entrambi i casi nel doppio formato copertina flessibile o eBook. 


lunedì 17 settembre 2018

Recensione: I roghi delle streghe di Alessandra Micheli

Titolo: I roghi delle streghe: storia di un olocausto
Autore: Alessandra Micheli
Prima pubblicazione: 2008 
Editore: Caravaggio
Genere: Saggistica
Pagine: 66 
Valutazione: 
Con questo lunedì e con questo primo titolo, prende il via una nuova collaborazione: sto parlando della Caravaggio Editore, una casa editrice indipendente fondata a Vasto nel 2007 grazie a un'idea di Michela Pollutri. La sua linea editoriale si caratterizza per un carattere forte e un catalogo di tutto rispetto, molto variegato per una piccola casa editrice. All'interno di questo catalogo mi è stato permesso di scegliere due volumi di mio gusto, da poter leggere e recensire. Ci terrei quindi a ringraziarli e ad esprimere la mia ammirazione poiché è sempre bello conoscere e poter collaborare con chi mette passione nel lavoro che fa! :)

Il primo titolo che ho scelto è I roghi delle streghe: storia di un olocausto, un saggio a carattere storico ed esoterico. Il libriccino è suddiviso in quattro capitoli tematici, preceduti da un'introduzione dell'autrice, e corredati da un appassionato epilogo e da un'utilissima bibliografia.

Noi streghe donne diverse
Ricche di sensibilità, avide di libertà
Ai margini della storia
E della meschina morale comune
Perbenista ipocrita
Dagli spazi magici della storia
Ti lanciamo il nostro messaggio 
E ti diamo la possibilità di unirti a noi...

[F. Fiori, C. Lanfranchi - Il club delle streghe]

Mai come in questo periodo storico, possiamo dire di vivere in un'epoca di forte rivendicazione dei diritti delle donne, di femminismo e di revisionismo generale. Tuttavia, chiunque abbia studiato un minimo di storia, sa bene che non è sempre stato così. Tra i più efferati eccidi della storia dell'Occidente bisogna infatti annoverare proprio i roghi delle streghe; uno sterminio negato e spesso volutamente dimenticato, nonché anticipatore di future e più tragiche stragi, come quella degli Ebrei a cui verranno rivolte accuse simili a quelle rivolte alle streghe: riunioni atte a tramare complotti o ad ordire malefici ai danni dell'umanità, l'aver stretto patti con il diavolo, la perversione sessuale e il rovesciamento dell'ordine esistente.
Oggigiorno, nonostante le dure lotte per l'emancipazione, la donna è ancora considerata il sesso debole e tantissime donne nel mondo subiscono violenze e mutilazioni, sia fisiche che psicologiche. Questo libro vuole ricordare e rendere noto un mondo femminile dimenticato e ridare dignità a quelle migliaia di vittime innocenti.

Nell'antico passato erano presenti ovunque società di tipo matrialcale e in tutti i paesi del Mediterraneo si adoravano divinità femminili: c'erano santuari dedicati alla Dea Madre e si svolgevano riti legati alla Terra e alla Natura, inoltre le energie opposte erano bilanciate in un'armonia perfetta. Tutto ciò, purtroppo, venne prima alterato e poi gradualmente spazzato via dall'avvento delle religioni monoteiste e il potere maschile demonizzò e stermino la sua controparte e le sue stesse radici culturali. Il primo capitolo del libro è tutto dedicato al concetto di strega, alle radici greco-romane di questa figura e al rapporto con il cristianesimo.

Ma chi o cosa è la strega?
Il termine "strega" ha ormai una connotazione fortemente negativa, oscura, che richiama alla mente un essere magico, mitologico, che incarna superstizioni e antiche paure. Come esempi "negativi", si possono citare Circe, Medea, le Menadi ed Ecate. L'altra faccia della medaglia però, incarna l'immagine più benevola della strega, associata a quel culto della Grande Madre tanto caro alle civiltà nordiche, che la vede come una levatrice, una curatrice e in generale come una detentrice di conoscenza.

Il rapporto con il cristianesimo
A partire dal III secolo d.C. venne imposta in tutta Europa la religione del cristianesimo, che fece di tutto per acquisire nuovi seguaci e soppiantare i culti più antichi. Punto focale della sua propaganda era una grande avversione e opposizione alla magia, volta a procurare benefici da godere nella vita terrena, mentre il cristianesimo promuoveva una felicità ultraterrena a fronte di sofferenze terrene, grazie a un disegno divino.
Il termine "magia" deriva dal greco mαγεία, termine con cui nell'antica Grecia venivano identificati i magi, ovvero i sacerdoti provenienti dalla Persia, detentori di un antico sapere cosmico consistente in un corpus di dottrine e pratiche rituali volte a conferire all'adepto una conoscenza superiore. Il mago non era una figura in grado di manipolare la natura, il maghetto o lo stregone che siamo abituati a vedere oggigiorno nei film, bensì diventava tutt'uno con la natura, dialogando e interagendo con essa. La magia non si è mai divisa nettamente in magia bianca e magia nera, ma semplicemente i suoi fini sono diversi a seconda dalle intenzioni dell'officiante. Mentre nella religione sussiste un rapporto subalterno, di sudditanza, con la magia c'è parità, microcosmo e macrocosmo sono uniti. Per tutti questi motivi, la magia ha sempre avuto un largo seguito e si può quindi ben intendere come mai suscitò tanto astio da parte di una religione come il cristianesimo.

Nel secondo capitolo viene poi affrontato il tema delle persecuzioni. Occorre dividere questa parte della storia in due grandi periodi:
- IV e V secolo d.C. caratterizzati da un atteggiamento più moderato da parte del cristianesimo poiché mirava ancora ad avvicinare il maggior numero di fedeli;
- il Medioevo, quando il nemico non era costituito solo dalle streghe, ma anche da tutti i loro seguaci.
Verso il 1200, con San Tommaso d'Aquino, si iniziò a pensare alla strega anche come serva del Demonio e nel 1484 papa Innocenzo VIII promulgò la bolla Sumis desiderantes affectibus (ovvero "Desiderano con supremo ardore") che sancì in modo definitivo la caccia alle streghe e diede pieno potere all'operato degli inquisitori. Poco più tardi, nel 1487, venne pubblicato il Malleus Maleficarum, testo fondamentale che stabiliva il legame indissolubile che intercorreva tra stregoneria e sesso femminile, responsabile della cristallizzazione delle paure più recondite della società di quel tempo. Il titolo significa letteralmente "Il martello delle malefiche" ovvero "delle streghe" ed è un trattato in latino scritto dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer per reprimere l'eresia, il paganesimo e la stregoneria in Germania. Il testo poi si diffuse ampiamente in tutta Europa.
Come se già non fosse abbastanza, nel Rinascimento, con la riscoperta del sapere ermetico e della magia, esplose in tutta la sua forza e atrocia la caccia alle streghe. Con il generale mutamento dei costumi, anche la strega cambiò vesti, sempre più logore, diventando anche una deviante e una perversa sessuale, nonché megera e meretrice. In totale, le vittime della caccia alle streghe furono 9 milioni e mezzo. Si creò tuttavia un vero e proprio effetto boomerang:

A furia di vedere il diavolo ovunque, di attribuirgli un potere immenso, la Chiesa fu infine pervasa dal satanismo.

Nel terzo capito si accenna alle tesi che hanno poi ribaltato questa visione così negativa della strega. La tesi principale che viene esposta è quella tratta dal libro Le streghe nell'Europa Occidentale, di Margaret A. Murray, che ha cercato di dimostrare quanto il culto delle streghe fosse sopravvivenza di una religione pre-cristiana basata su riti legati alla fertilità e al culto di Diana.
La donna era vista come agente di cambiamento all'interno della società e quindi potenzialmente pericolosa. La Chiesa si impegnò così tanto a distruggere queste figure perché le considerava come una manifestazione superstite del Paganesimo. Nella sua lotta fu appoggiata anche dal settore professionale dei medici, che nutriva avversione nei confronti delle streghe per una questione di rivalità, in quanto spesso ricoprivano la figura di guaritrici del villaggio. La classe medica, dal XII secolo in poi, era diventata estremamente sottomessa alla dottrina religiosa e relegata a bassi livelli scientifici e pratici. Si trattò, fondamentalmente, di un conflitto tra due società e due culture contrapposte.

Infine, nel quarto e ultimo capitolo, viene affrontato l'importantissimo tema della demonizzazione del femminino e della strega come sacerdotessa della Grande Madre. Le streghe erano ormai in una posizione di inferiorità di fronte al processo di civilizzazione verso la modernità e questo le renderà il capro espiatorio di ogni male. La loro figura demonizzata, il loro sacrificio per la salvezza del mondo, verrà fissato in opere d'arte e letteratura. Era ordine contro disordine, innovazione contro staticità.
La strega aveva quindi un aspetto duale: come le due facce di una stessa medaglia, da un lato c'era la strega come guaritrice, erborista, levatrice, mentre dall'altro c'era la strega come figura nascosta e misteriosa, spesso malevola. Il suo essere celava una cultura femminile antica e benefica, nonché un grande legame con la realtà rurale, contro cui iniziava a scagliarsi la Chiesa. Il regno delle streghe e dei contadini era quello del popolo dei Faerie, esseri magici che svolgevano lo stesso compito di angeli e santi, cioè mettere in contatto l'umano con il divino, in un dialogo che nelle religioni pagane era continuo, mentre nella nuova religione cattolica c'era una netta divisione e intermediazione da parte del clero. Nel regno della natura gli opposti erano uniti in perfetta armonia cosmica, tramite riti e miti svolti e professati dagli umani per ritrovare di volta in volta l'originaria unità perduta, scissa in mente e corpo dalle religioni istituzionalizzate. Nella natura e nei suoi cicli non esistevano il male e il peccato così come erano intesi dalla Chiesa. Le streghe erano colpevoli, come Eva nella Genesi, e i roghi furono uno strumento di controllo e repressione di potere e sapere, la distruzione dell'ultimo baluardo del matriarcato.
 

La storia delle streghe è la storia di donne che nacquero fate e che morirono amanti del diavolo.

[Vanna De Angelis - Le streghe]

La lettura di questo volumetto è stata interessante perché la tematica mi appassiona e incuriosisce, ma purtroppo l'ho trovato debole in alcuni punti. Innanzitutto credo che sia troppo breve e poco esaustivo, nonché confusionario in alcune sue parti. La tematica è troppo complessa per essere affrontata in questo modo, o comunque se l'intento era quello di un breve e semplice saggio introduttivo, avrebbe dovuto essere elaborata in tutt'altra maniera. Il punto di vista della scrittice è sempre molto marcato, che può essere condiviso o meno, ma alcuni punti non mi sono piaciuti. Nello specifico, gli uomini sono dipinti come il male assoluto, perché hanno rifiutato prima e sterminato poi l'incontrollabile potere femminile! Va bene un certo tipo di femminismo e una lotta responsabile per la parità di genere, ma questa visione mi sembra estremista. Inoltre, anche la classe dei medici mi è sembrata un po' enfatizzata in negativo, quasi come una mafia sotto il controllo della Chiesa!

Consiglio comunque la lettura di questo libro a chi si avvicina per la prima volta all'argomento o a chi vuole avere un punto di vista positivo sulla figura della strega. Il testo è di facile lettura e comprensione, molto scorrevole e di tipo introduttivo. Ci vengono forniti molti spunti per poter approfondire l'argomento in generale o alcune tematiche più specifiche e in questo potrà esservi molto utile la bibliografia presente alla fine.

In copertina, Lady Hamilton as Medea, del pittore inglese George Romney (1734 - 1802).

Il libro è disponibile sullo store dell'editore nella seconda edizione del 2017, nel doppio formato copertina flessibile ed eBook. Potete acquistarlo anche su Amazon, sempre in doppio formato, ma nella prima edizione del 2008.


lunedì 10 settembre 2018

Segnalazione: Storie fantastiche di gente comune di Stefano Valente

Titolo: Storie fantastiche di gente comune
Autore: Stefano Valente
Prima pubblicazione: 2017
Editore: Autopubblicazione
Genere: Narrativa
Pagine: 148


Storie fantastiche di gente comune è il romanzo d'esordio di Stefano Valente, una raccolta di racconti composta da tre storie che vedono come protagonisti tre normalissimi individui, accomunati però da un particolare che li farà distinguere dalla massa. Ogni storia è caratterizzata da una piccola introduzione da parte dell'autore, la voce narrante che guiderà noi e i protagonisti nello svolgimento delle vicende, aggiungendo dei dettagli rilevanti sulla storia e importanti considerazioni come una sorta di cantastorie. "Leggete ed emozionatevi", questa la promettente premessa.

Paolo è il protagonista della prima storia, Esempio e Disciplina. È un ex membro dell'Aeronautica Militare, un ragazzo molto diligente che odia le ingiustizie e ama le regole. Il suo più grande desiderio e aspirazione nella vita è di servire la propria patria e di essere d'esempio e di ispirazione per le altre persone. La sua scelta professionale non è condivisa dalla sua famiglia e solo l'amore sarà in grando di fargli abbandonare l'uniforme. 

La protagonista della seconda storia, Il Farmaco Letale, è Chiara, una farmacista amante della chimica, passione che fin da piccola condivide con il fratello Alessandro. Grazie al suo carattere deciso e alla sua grande intelligenza, riuscirà ad intraprendere e portare avanti una difficile lotta contro il principale colosso delle case farmaceutiche, lotta che avrà anche inaspettati e dolorosi risvolti.

Matteo è il protagonista dell'ultima storia, Una Scelta Audace. È un brillante avvocato penalista che però, dopo aver difeso a spada tratta il suo ultimo cliente, Alberto, accusato di aver assassinato la moglie, scopre che il colpevole era proprio lui. Deciso a porre rimedio al suo gravissimo errore, intraprenderà da solo un'indagine pericolosa che porterà a scoperte inquietanti.

Nelle conclusioni, l'autore ci svela che cosa accomuna i tre protagonisti. Sono tre persone comuni che però, arrivate a un punto di svolta cruciale, hanno scelto di seguire la propria vocina interiore che li ha condotti verso il bene, verso la luce, e li ha resi degli eroi. La morale che vuole trasmetterci è proprio questa: tutti noi possiamo essere degli eroi nella quotidianità, per proteggere noi stessi e i nostri cari. 

"Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari; un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace."

Ho molto apprezzato le tematiche affrontate da queste tre storie, la giustizia, i valori, l'agire per il bene comune, nonché il messaggio che ha voluto trasmettere l'autore. Nonostante questo sia il suo romanzo d'esordio, credo che Stefano abbia fatto un buon lavoro,  con uno stile molto scorrevole e che abbia saputo intrigare il lettore, anche attraverso una scelta ardua come quella dell'utilizzo di una voce narrante, che potrebbe risultare invadente, ma non in questo caso poiché arricchisce la narrazione di dettagli. Unica "nota negativa", se così la si può chiamare, credo sia stata l'utilizzo di un lessico troppo specialistico in alcuni passaggi, soprattutto nella storia di Chiara, che non è proprio alla portata di tutti i lettori.

Questo libro sta attualmente partecipando al concorso letterario ilmioesordio per l'edizione 2018 e ho quindi deciso di supportarlo. Il concorso è indetto ogni anno dal portale ilmiolibro (del gruppo GEDI) ed è suddiviso in quattro sezioni: narrativa, poesia, saggi e fumetti. Nel caso specifico, il vincitore per la sezione narrativa vedrà pubblicato il proprio libro con la casa editrice Newton Compton! Chiunque può partecipare con la propria opera ed è inoltre un'interessante occasione anche per i lettori che, facendo da talent scout, avranno l'opportunità di leggere migliaia di opere gratuitamente e supportare quelle di loro gradimento! Per saperne di più, visitate la pagina dedicata al concorso.

Stefano Valente è nato a Roma nel 1990 ed è un aviere dell'Aeronautica Militare. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Organizzative e Gestionali presso l'Università della Tuscia a Viterbo e ha iniziato a scrivere due anni fa, durante un periodo di convalescenza a seguito di un'operazione.


Se anche a voi è piaciuto questo libro, potete acquistarlo su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook. Inoltre, se volete sostenere l'autore e il suo libro durante tutto l'arco del concorso potete visitare la pagina dedicata sul portale e cliccare sull'apposito pulsante "Sostieni".

lunedì 3 settembre 2018

Recensione: La casa delle farfalle di Silvia Montemurro

Titolo: La casa delle farfalle
Autrice: Silvia Montemurro
Prima pubblicazione: maggio 2018
Editore: Rizzoli
Genere: Romanzo
Pagine: 361 
Valutazione: 



"Le persone che abbiamo amato tornano sempre da noi. A volte hanno le ali di una farfalla."

Devo ammetterlo: ho notato questo libro grazie a un'inserzione Facebook. Avete presente? Quei post sponsorizzati molto intriganti che spesso, mentre scorriamo la home annoiati, ci propongono pagine o prodotti che potrebbero essere di nostro interesse? Ebbene sì, questo libro ha suscitato il mio interesse e l'ho acquistato, perché ho pensato potesse essere il regalo perfetto per mia madre, in occasione di un evento importante. Mai scelta fu più azzeccata! Dopo averglielo offerto in dono, accuratamente incartato e provvisto di dedica, ho pazientemente aspettato che lo leggesse e lo terminasse per poi sgraffignarlo alla prima occasione utile, per leggerlo anche io!

Ma procediamo con ordine. Prima di tutto, un'introduzione dell'autrice, che personalmente non conoscevo ancora (purtroppo!). 

Silvia Montemurro è una giovanissima ragazza nata in provincia di Sondrio, in Lombardia, classe 1987. Ama la danza, i viaggi e, ovviamente, i libri. Come scrittrice ha esordito nel 2013 con il romanzo L'inferno avrà i tuoi occhi, edito da Newton Compton e segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino. Nel 2016 pubblica con Sperling & Kupfer il suo secondo romanzo, Cercami nel vento. L'anno successivo, con la stessa casa editrice, pubblica la trilogia di romanzi rosa Shake my colors: La mia luce sei tu, Persa nel buio, Insieme oltre la notte. Fino ad arrivare al maggio di quest'anno, quando ha pubblicato con Rizzoli, per la mia e la vostra gioia, il libro oggetto di questa recensione!

E veniamo ora alla trama, con una premessa speciale, ovvero un proverbio giapponese molto suggestivo tratto dalle prime pagine del libro: "Un amore unico arriva fino al cielo".


ユニークな愛は天に達する

Anita ha trent'anni e insegna biologia all'università di Colonia, in Germania, dove convive con il suo fidanzato Hans. O almeno questa era la sua vita fino a poco tempo fa. Di recente, infatti, Anita ha fatto ritorno a Ossuccio, vicino Como, presso quella che ormai tutti conoscono come la Villa delle Farfalle, casa sua. La villa è abitata da Margherita, la mamma di Anita, rientrata dalla Germania 7 anni prima quando Urs, suo marito e papà di Anita, era venuto a mancare a causa di un infarto. Assidua frequentatrice della villa è anche la zia Maria, che non è una vera e propria zia, bensì una carissima amica di Lucrezia, nonna di Anita e mamma di Margherita, morta qualche anno prima. Anita è rientrata in Italia in fretta e furia, lasciando il lavoro e mollando anche Hans di punto in bianco e senza spiegazioni. Neanche a noi lettori infatti è dato sapere il perché, se non nelle ultime struggenti pagine del romanzo. L'unica cosa che ci viene rivelata, è che Anita è tornata in Italia per lenire le sue ferite e Ossuccio sembra essere il posto giusto poiché dà l'idea di un luogo fuori dal mondo, in cui il tempo scorre in maniera diversa. Ad avallare questo pensiero, l'inquietante e fugace visione di una bambina giapponese che canta in riva al lago...

Un giorno, mentre curiosava tra le numerose stanze della Villa delle Farfalle, Anita scova una vecchia foto all'interno della misteriosa scatola rossa che sua nonna Lucrezia le aveva sempre detto di non toccare: in foto sono ritratte la nonna e una bambina giapponese con indosso un kimono, una bambina molto simile a quella che giorni prima Anita aveva intravisto al lago. Anita trova anche il diario di Lucrezia, ma non lo legge subito perché quelle pagine sembrano bruciare troppo per essere sfogliate, brulicanti di segreti che Anita non sa se è pronta a scoprire. Così, dopo alcuni giorni e un fatidico litigio con la madre Margherita, Anita si decide finalmente a iniziare la lettura, capendo che il suo ritorno non è stato casuale e che una storia sepolta la riuniva misteriosamente alla nonna.

Il punto di vista nella narrazione della storia passa quindi a Lucrezia da giovane: siamo nel 1943, durante la seconda guerra mondiale Ossuccio è occupata dai tedeschi e la Villa delle Farfalle è stata scelta come quartier generale da Will, generale tedesco diligente e riservato. In questo periodo, Lucrezia vive in casa con la madre Ernesta, suo fratello Martino, segretamente membro della resistenza, e la sempre presente amica Maria. Lucrezia ha anche un altro fratello, Alfonso, che ha però scelto di rimanere fedele alla repubblica. L'opposizione delle due fazioni causa non pochi screzi all'interno della famiglia e la stessa Lucrezia si ritroverà divisa in due, tra il dovere morale, l'onore partigiano e il suo cuore...

Un giorno, mentre Lucrezia è intenta a sistemare la stanza del generale, scopre che Will tiene nascosta una ragazzina giapponese, Yu Kari, che ha voluto strappare agli orrori della guerra. I suoi genitori sono infatti morti in Giappone e Will, che era amico del padre, ha pensato di portare con se la ragazza, che però non spiccica una parola di italiano. Lucrezia e Yu Kari iniziano quindi a trascorrere molto tempo insieme, tempo che dedicano all'apprendimento dell'italiano, ma soprattutto alla cura del farfallario di Lucrezia, grazie al quale si è conquistata il soprannome di "ragazza delle farfalle" tra i soldati tedeschi. Il rapporto con Yu Kari si farà sempre più forte e non sarà il solo, perché spesso anche Will trascorre del tempo insieme a loro, avvicinandosi molto a Lucrezia.

Intanto, Maria e Martino escogitano un piano per sparire dalla circolazione e unirsi definitivamente ai partigiani nascosti nel bosco poco lontano. Anche a Lucrezia viene affidato un compito: distrarre il generale Will ballando con lui a una festa che si terrà tra qualche sera. In verità non le sarà molto difficile, a causa dei sentimenti che inizia a provare per il generale, sentimenti che proprio durante la festa scoprirà essere ricambiati. Will confessa però di essere già sposato, una relazione frutto di un matrimonio combinato, che infatti non impedirà ai due di iniziare un rapporto amoroso e portarlo avanti nei due anni successivi, uscendo anche allo scoperto. Tra loro vige un tacito accordo: non farsi mai troppe domande e fidarsi ciecamente l'uno dell'altra. Lucrezia riesce così ad ottenere sia protezione, perché è la compagna di un generale tedesco, ma anche il rispetto dei partigiani che credono finga un sentimento per poter fare la spia.

Ma la guerra volge al termine e gli avvenimenti si fanno più cruenti. Durante un'imboscata, infatti, Martino perde la vita, indirettamente proprio per colpa di Yu Kari, che da quel momento in poi perderà l'affetto e la stima di Lucrezia, pur continuando a vivere a Villa delle Farfalle. Will è costretto a scappare, con la promessa che ritornerà a prendere sia Lucrezia che Yu Kari quando le acque si saranno calmate, mentre Alfonso, l'altro fratello di Lucrezia, fa ritorno a casa per trovare rifugio. Qualche mese dopo, Lucrezia scopre di essere incinta e finalmente riceve anche una lettera da Will, dalla quale però capisce che il suo amato generale non farà più ritorno. Decide quindi di rimanere a Ossuccio e dedicarsi anima e corpo alla cura del suo farfallario, tollerando la presenza di quella ragazzina giapponese che secondo lei era stata la causa di tutte le sue disgrazie.

"La vita di una farfalla è breve. Il suo battito d'ali si consuma in pochi giorni. Ma quegli attimi d'amore rimangono impressi come piccoli istanti di felicità nel cuore di chi resta."

Con un nuovo salto temporale, ritorniamo ad Anita e al presente. Dopo aver terminato la lettura del diario, anche Margherita e Maria sembrano più ben disposte a darle finalmente qualche risposta, tuttavia Anita non si sente ancora pronta a rivelare il vero motivo che l'ha portata via dalla Germania. Nei giorni seguenti, ha l'opportunità di trascorrere più tempo con Yoko, la bambina giapponese che aveva visto al lago e che ha scoperto essere sua vicina di casa, e Filippo, il papà della bimba rimasto vedevo a causa di un tragico incidente avvenuto proprio lì al lago. Filippo è deciso ad aiutare Anita nel superare la sua impovvisa e inspiegabile paura delle altezze, così i due si avvicinano molto e inevitabilmente si scambiano un bacio. Margherita li vede ed esprime più volte il suo disappunto riguardo la relazione con Filippo e con quella ragazzina giapponese, astio che però Anita non riesce ancora a spiegarsi e capisce che i segreti non sono finiti...

Nella seconda metà del libro facciamo poi la (seppur breve) conoscenza di Hans, l'ex fidanzato di Anita, scopriremo qualcosa di più sul passato di Yu Kari e di come si sono sviluppate le vicende negli anni successivi, il suo rapporto con Margherita, quello con Alfonso, la nascita di Cho (mamma di Yoko) e il tragico incidente che l'ha portata via. Soprattutto verranno svelati gli ultimi e importantissimi misteri riguardanti la vita di Lucrezia e il vero motivo che ha spinto Anita a scappare via. Riuscirà, alla fine, a superare la paura di volare e a spiccare il volo come una splendida farfalla?

Papilio palinurus

La casa delle farfalle riesce quindi a intrecciare la vita di sei donne lungo l'arco di tre generazioni: Anita, Margherita e Lucrezia da un lato e Yoko, Cho e Yu Kari dall'altro, mentre le farfalle fanno da filo conduttore, con la loro magia e rara bellezza. Ma non voglio svelarvi altro riguardo alla trama, perché credo di aver già detto troppo e non voglio togliervi il gusto della sorpresa. Questo libro mi è piaciuto davvero tanto e ammetto che ho dovuto centellinare i capitoli, per non finirlo subito, cosa che negli ultimi anni mi capita raramente di fare con i libri. Quella tipica sensazione, diffusissima tra chi ama leggere, a metà tra la bramosia di volerne sapere assolutamente di più e il puro terrore che quelle pagine finiscano troppo presto!

La caratterizzazzione dei personaggi è assolutamente perfetta, in poche pagine si riesce già ad entrare in sintonia soprattutto con il personaggio di Anita e quello di Lucrezia, sembra di conoscerle da sempre. Ho trovato poi molto interessante lo scorcio di vita  fornito riguardo la zona di Como durante la seconda guerra mondiale, situazioni e sensazioni che fortunatamente non ho mai provato, ma delle quali ho potuto apprendere qualcosina dai racconti dei nonni. Una similitudine molto toccante è quella presente a fine pag. 125, riguardo il trovarsi divisi tra due fazioni, ragione e sentimento, nello specifico i partigiani e la propria patria da un lato e il proprio cuore dall'altra, legato a quello di un generale tedesco come nel caso di Lucrezia:

"Da qualsiasi prospettiva la si guardasse, la situazione che si era creata dopo l'8 settembre sembrava surreale. Lucrezia pensò che lo stesso sarebbe potuto succedere alle sue farfalle, nel momento in cui un divisorio le avesse costrette a decidere: da una parte l'ossigeno, dall'altra il nettare. Bisognava solo decidere di quale morte morire. O di che cosa sopravvivere."

Lo stile di scrittura è sempre semplice e molto delicato, ma coinvolgente e dal ritmo incalzante, quasi come il battito d'ali di una farfalla (e spero di non risultare banale nel definirlo così!). La rappresentazione delle vicende, nonostante i numerosi salti temporali e spaziali, non risulta mai confusionaria, almeno a un occhio attento e immerso nella lettura e nella storia. Infine, ho trovato davvero molto simpatico il riportare, per ogni capitolo, una breve descrizione di alcune specie di farfalle, sempre accompagnata da una simpatica frase finale riguardo il proprio essere e il vivere nel mondo! Bhe, che dire, cara Silvia Montemurro, davvero complimenti per questo emozionante romanzo. Mi dispiace per te, ma ora andrò a ripescare tutti i tuoi precendenti romanzi, li leggerò e magari li recensirò! :)

Per quanto riguarda voi, cari lettori, se siete interessati alla lettura del libro potete acquistarlo su Amazon nel doppio formato copertina flessibile o eBook.

domenica 2 settembre 2018

Recensione: In tasca la paura di volare di Lorenzo Foltran



Titolo: In tasca la paura di volare
Autore: Lorenzo Foltran
Prima pubblicazione: 2018
Editore: Oèdipus
Genere: Poesia
Pagine: 96
Valutazione: 

Questa settimana vorrei parlarvi di qualcosa di diverso, nessun romanzo fantasy, bensì una raccolta di poesie. Strano a dirsi ma piacevolmente vero, ai giorni nostri esistono ancora giovani ragazzi appassionati di letteratura che si dilettano nella difficile arte della poesia. Recensire una raccolta di poesie rappresenta, per me, un'impresa del tutto nuova! Con modestia, posso ammettere di non essere forse la persona migliore per farlo, ma ricordo che durante i miei studi universitari mi appassionai molto alla poesia spagnola moderna e contemporanea, per cui sono stata subito molto entusiasta quando Lorenzo mi ha proposto di leggere e recensire la sua raccolta. In questo, siamo entrambi due esordienti!

Lorenzo si definisce tale perché questa è la sua prima raccolta di poesie, tuttavia ha alle spalle una preparazione e una formazione di tutto rispetto. Nel 2011 consegue la laurea magistrale in Italianistica presso l'Università di Roma Tre con una tesi dal titolo La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Si diploma poi in management dei beni e delle attività culturali dopo aver conseguito il master di secondo livello tra l'Università Ca Foscari di Venezia e l'École Supérieure de Commerce de Paris. Successivamente lavora per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature e l'Institut français a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l'Eau a Parigi, dove attualmente risiede.

In tasca la paura di volare è una raccolta composta da 67 poesie, suddivisa in tre sezioni. L'introduzione è a cura di Dario Pisano, studioso di letteratura e ricercatore, spesso impegnato anche in attività di carattere divulgativo.  L'impaginazione è curata da Roberta Maria Ruffo e in copertina è presente un disegno di Adriano Foltran, fratello dell'autore.

Lorenzo è quindi un "poeta neo-cortese", come definito da Dario Pisano nell'introduzione. La sua raccolta di poesie sfata il mito secondo il quale più un artista si allontana dalla tradizione e più si incammina sulla via dell'arte. Lorenzo, infatti, attinge sì dall'antica tradizione poetica italiana, ma richiamando, con un fresco umorismo, la tradizione stilnovistica e petrarchesca, attraverso scenari ed elementi più moderni. Con questa sua raccolta dal gusto neocortese, attraverso un massiccio recupero della tradizione poetica antica, mira a reimmettere nella poesia moderna e contemporanea quei tratti distintivi e quelle tematiche tipiche delle origini della lirica d'arte europea. 

La prima delle tre sezioni di cui si compone la raccolta è intitolata Donne sparse ed è composta principalmente da liriche amorose, dove la donna è la massima sorgente ispirativa del poeta neocortese. Il senhal, elemento classico della poesia d'amore fin dai provenzali, perde qui il suo ruolo di richiamo all'unicità della donna e cambia, richiamando il teatro, le favole. Vediamo quindi una donna-attrice che muta in base al personaggio che interpreta e assistiamo alla moltiplicazione dell'oggetto del desiderio del poeta. Fin dal titolo di questa prima sezione, notiamo un forte richiamo al Canzoniere di Petrarca ("Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono..."), soprattutto nella poesia intitolata Margherita, dove è presente la rima "gentile-Aprile" (p.19), ma anche riferimenti a Dante dove la rima con "martiri" richiama il canto dell'Inferno dove viene narrata la storia di Francesca (Inferno, canto V, vv. 116-120). Lorenzo fa un abile uso del settenario, ma anche di una difficile sestina, utilizzando le figure di molteplici donne come proiezioni di un disegno interiore. Utilizza molto l'intertestualità, contando sul fatto che il lettore riconosca le citazioni e i richiami alla tradizione grazie al suo bagaglio culturale. Questa prima sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra l'io lirico e tu, tra chi guarda e chi viene guardato. Il binomio io-tu, poeta-musa, viene ora visto come storia da musealizzare.

La seconda sezione si intitola I lampioni e nessun altro. Qui il poeta, come conseguenza al fallimento del rapporto io-tu, è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca in cui si era rifugiato e a confrontarsi con le vicende terrene, a tornare a casa ammettendo che quelle precedentemente vissute non erano altro che illusioni. Vediamo quindi il confronto con la mondanità, come ad esempio nella poesia intitolata Sabato sera, vicende anche ripetitive e apparentemente più facili.

La terza e ultima sezione, In tasca la paura di volare, è più dinamica rispetto alle prime due perchè affronta temi come il viaggio, la migrazione. Il poeta è proiettato nel futuro, ma con la gravità costante che lo fa rioscillare verso il passato. Estremamente evocativa, questa sezione richiama alla mente volti, colori, stazioni attraverso le immagini di treni, bagagli e luoghi vicini e lontani. La raccolta si chiude con le tappe di un pellegrinaggio e delle riflessioni che lo accompagnano. In una di queste ultime poesie, Lorenzo fa un parallelismo ironico presentandoci una castellana senza castello, una lavoratrice che spera in un aumento di salario, una donna che spera in una promozione così come il poeta cortese auspicava in una remunerazione amorosa (p. 85).

Si conclude così questo viaggio attraverso la poesia neo cortese di Lorenzo Foltran, che con maestria e un velo di ironia ha saputo richiamare una tradizione ormai apparentemente lontana per reinserirla nel presente, con elementi e linguaggi nuovi, ma in un clima di totale armonia letteraria. Ho apprezzato particolarmente la poesia a pag. 30 dove viene descritta una donna nell'atto di mettere la crema sul viso: un gesto ripetitivo che effettivamente noi donne ripetiamo quotidianamente, chissà con quali grandi aspettative, descritto in una poesia che mi ha fatto riflettere e sorridere poiché mi ci sono immedesimata. È stata una lettura molto piacevole: una ventata di novità e una personale riscoperta che sento di consigliare a tutti gli amanti della lettura e agli appassionati di poesia!

Attualmente potete acquistare questa raccolta di poesie su IBS, ma prossimamente sarà disponibile anche su Amazon